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Viaggi 4 min di lettura11 ott

Palcoda e Tamar: i borghi fantasma che la montagna sta salvando

Tra cascate, sentieri e ruderi nella Val Tramontina, un itinerario conduce alla scoperta di due antichi insediamenti delle Prealpi Carniche.

Palcoda e Tamar raccontano il lento svuotamento delle montagne friulane, ma anche la possibilità di restituire nuova vita a luoghi ormai inghiottiti dalla vegetazione. Oggi i due borghi abbandonati della Val Tramontina sono raggiungibili a piedi lungo un percorso ad anello tra boschi, torrenti e panorami sulle Dolomiti Friulane. Restano poche case e alcuni ruderi, ma anche una chiesetta restaurata, bivacchi e spazi utili agli escursionisti.

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Una valle sospesa tra i monti

Con i nomi locali Vildisora, Vildisot e Vil di miec, Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto e Tramonti di Mezzo formano, insieme a Meduno, il cuore della Val Tramontina. La vallata si trova nella parte occidentale del Friuli, in provincia di Pordenone, tra le Prealpi Carniche e all’interno del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. L’origine del nome viene generalmente collegata all’espressione latina “intra montes”, cioè “tra i monti”.

A caratterizzare il territorio sono le Pozze Smeraldine del fiume Meduna, le cime dolomitiche e una rete di itinerari ancora lontani dai percorsi del turismo di massa. Il Lago di Tramonti, conosciuto anche come Lago di Redona, occupa la parte bassa della valle: il bacino artificiale fu creato nel 1952 sbarrando il torrente Meduna e sommergendo l’antico abitato di Movada. Quando il livello dell’acqua scende, i resti del paese possono tornare visibili.


Il prezzo dello spopolamento

All’inizio del Novecento Tramonti di Sotto superava i tremila abitanti; oggi ne conta poco più di 300. La riduzione delle attività agricole, dell’allevamento e delle economie legate alle aree interne ha spinto molte persone verso la pianura e le città, lasciando dietro di sé una costellazione di abitazioni e piccoli nuclei ormai vuoti.

Nel territorio si contano più di 150 borgate, gruppi di case e abitazioni isolate. Molti sono diventati ruderi o sono scomparsi sotto alberi e rovi. La tradizione locale sopravvive anche nella gastronomia: la pitina, salume affumicato preparato con carne ovina e caprina, ha ottenuto il marchio IGP proprio in quest’area.


Il sentiero verso Palcoda

L’escursione comincia a Tramonti di Sotto. Seguendo via Manzoni si raggiunge in automobile la località Comesta, dove il divieto di transito indica l’inizio del tratto da percorrere a piedi. In prossimità dello spiazzo, un murale ricorda la Resistenza combattuta tra queste montagne.

Dopo aver superato il torrente Tarcenò, si prende il segnavia CAI 831A in direzione di Palcoda. La salita iniziale è la parte più faticosa dell’itinerario e attraversa faggete alternate a zone più aperte, dalle quali si osservano la valle di Tramonti, il Col Nudo e il Monte Cavallo. Lungo il cammino il Tarcenò forma piccoli salti d’acqua e cavità nella roccia calcarea, modellate dall’erosione nel corso dei millenni.

Raggiunta una forcella, il sentiero comincia a perdere quota verso la valle del Chiarzò. Seguendo il corso d’acqua si arriva alla radura di Palcoda, dove il campanile bianco della chiesa di San Giacomo emerge tra gli alberi e può essere visto anche da lontano.


Palcoda, dal paese al rifugio

Dell’antico abitato rimangono soprattutto la chiesetta, restaurata nel 2011, e le rovine delle case in pietra. All’esterno dell’edificio religioso è stato allestito dai volontari un bivacco, mentre alcuni pannelli all’interno illustrano gli interventi che hanno permesso di recuperare la struttura. La campana può essere suonata tirando la cordicella accanto al campanile.

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Le prime testimonianze della presenza umana risalgono al Quattrocento, quando la zona era frequentata dai pastori. Dal Seicento Palcoda divenne un insediamento stabile, legato soprattutto alle famiglie Moruzzi e Masutti. Nel periodo di maggiore sviluppo, durante il XVII secolo, il villaggio arrivò a circa 150 abitanti e ospitava un mulino, una fornace e attività legate alla produzione di cappelli, venduti anche fuori dalla valle.

L’abbandono accelerò nei primi anni del Novecento. Durante la Seconda guerra mondiale il borgo fu utilizzato come rifugio dai partigiani; nel dicembre del 1944 tre giovani della Resistenza vennero catturati e fucilati tra quelle case. Una targa collocata nei pressi della chiesa ne conserva il ricordo.


La cascata e il ritorno da Tamar

Proseguendo da Palcoda verso Tamar è possibile aggiungere una deviazione alla cascata Pisulat. All’altezza del passaggio sul Chiarzò si prende il sentiero verso nord e, in circa dieci minuti, si raggiunge il grande salto del torrente. Alla base si forma una polla d’acqua limpida, particolarmente invitante durante l’estate per chi desidera fare il bagno o rinfrescarsi.

Dopo essere tornati sul percorso principale, si riparte verso Tamar, borgo accomunato a Palcoda dalla storia di abbandono. La sua ultima abitante lasciò il paese negli anni Cinquanta del Novecento, chiudendo la fase in cui il villaggio era ancora una comunità stabile.

Oggi Tamar è stato recuperato e offre un bivacco e un piccolo rifugio attrezzato. La radura, circondata da alberi e prati, costituisce un punto adatto per una pausa prima dell’ultima parte dell’escursione. Da qui si affronta la discesa lungo il sentiero CAI 832, passando dal Guado Tarcenò e completando l’anello fino alla zona di partenza.


Come raggiungere la Val Tramontina

Dalla pianura friulana e da Pordenone si percorre la Strada regionale 552, attraversando Spilimbergo, Sequals e Meduno prima di arrivare a Tramonti di Sotto. Chi proviene dalla Carnia può invece valicare il Passo Rest, una strada tortuosa e panoramica che attraversa boschi e pareti rocciose ed è frequentata anche dai motociclisti.

L’itinerario per Palcoda e Tamar unisce quindi interesse storico e paesaggio naturale: è un cammino tra tracce di vita rurale, luoghi della memoria, corsi d’acqua e strutture recuperate grazie all’impegno dei volontari.

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