Ora legale 2026, il nodo resta: un’ora fissa divide l’Italia
Il 25 ottobre si tornerà all’ora solare, mentre Parlamento, esperti e categorie economiche restano divisi su quale sistema adottare per tutto l’anno.
Il vero punto irrisolto non è la data del prossimo cambio, già fissata, ma la scelta sull’eventuale abolizione definitiva delle lancette. In Italia quasi tutti gli interlocutori ascoltati dalla Camera sono favorevoli a eliminare il passaggio stagionale; il disaccordo riguarda l’ora da mantenere nei mesi invernali.
Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 tornerà comunque l’ora solare: alle 3 gli orologi dovranno essere riportati alle 2. Si guadagnerà un’ora di sonno, con più luce al mattino e il buio che arriverà prima nel pomeriggio.
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Il cambio resta, la scelta divide
Le regole attuali prevedono il ritorno all’ora legale nell’ultima domenica di marzo e a quella solare nell’ultima domenica di ottobre. Il calendario è regolato da una direttiva europea del 2001, mentre dal 1996 tutti gli Stati dell’Unione europea effettuano il passaggio nello stesso momento.
La commissione Attività produttive della Camera, il 1° ottobre 2026, ha approvato all’unanimità le conclusioni di un’indagine sull’ipotesi di mantenere l’ora legale per dodici mesi. Tra i favorevoli all’abolizione del cambio figurano ricercatori, medici, commercianti e imprenditori, ma non esiste una posizione condivisa sull’alternativa.
Il risparmio energetico si è ridotto
L’ora legale nacque con l’obiettivo di sfruttare più a lungo la luce naturale e limitare l’uso dell’illuminazione artificiale. L’idea viene spesso collegata a Benjamin Franklin, che nel 1784 ragionò sull’opportunità di anticipare le attività quotidiane per consumare meno candele. L’applicazione su larga scala arrivò poi in diversi Paesi durante la Prima guerra mondiale.
Oggi, però, il peso dell’illuminazione sui consumi è diminuito. Secondo Terna, nel 2025 il sistema ha permesso di risparmiare oltre 90 milioni di euro e 310 milioni di kWh, una quantità paragonabile al fabbisogno annuale di circa 120 mila famiglie.
Salute e inverno complicano tutto
Il dato resta significativo in valore assoluto, ma equivale soltanto allo 0,1 per cento dei consumi elettrici nazionali. La climatizzazione incide ormai più dell’illuminazione e, secondo una stima di Terna, mantenere l’ora legale per tutto l’anno produrrebbe un ulteriore risparmio di 160 milioni di kWh, pari allo 0,05 per cento.
A favore dell’abolizione del cambio pesano soprattutto le possibili conseguenze sulla salute. Una rassegna di 157 studi svolti in 36 Paesi, pubblicata a febbraio 2026, ha collegato il passaggio primaverile a un aumento di circa il 4 per cento del rischio di infarto e a una maggiore probabilità di incidenti stradali mortali. Le evidenze, tuttavia, non sono definitive e cambiano a seconda dei Paesi analizzati.
Il principale problema dell’ora legale permanente si manifesterebbe nei mesi freddi, quando molte persone inizierebbero la giornata senza luce naturale. Nel 2027, escludendo fine settimana, festività e vacanze natalizie, si conterebbero 81 giornate con alba dopo le 8 a Torino, 75 a Milano, 58 a Roma, 47 a Napoli, 44 a Palermo e 34 a Bari.
Orari sociali contro luce naturale
Al solstizio d’inverno, con l’ora legale mantenuta tutto l’anno, il sole sorgerebbe alle 9:04 a Torino, alle 9 a Milano, alle 8:34 a Roma, alle 8:23 a Napoli, alle 8:19 a Palermo e alle 8:14 a Bari. È questo lo scenario che preoccupa maggiormente gli specialisti del sonno.
Le principali società scientifiche del settore sostengono che una distanza eccessiva tra gli orari imposti dalla società e il ciclo naturale della luce possa alterare il ritmo circadiano. Le conseguenze indicate comprendono stanchezza, minore concentrazione, problemi metabolici e rischi sul lungo periodo, soprattutto per adolescenti e persone che lavorano nelle prime ore del giorno.
Gli esperti tendono quindi a preferire l’ora solare permanente. La commissione della Camera ha prospettato anche una soluzione intermedia: sperimentare l’ora legale per tutto l’anno e affrontare l’inverno con maggiore flessibilità per scuole e uffici pubblici, oltre a un potenziamento dell’illuminazione stradale.
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Turismo favorevole, sci contrario
Commercio, turismo e consumatori vedono invece nei pomeriggi più luminosi un possibile sostegno alle vendite durante la bassa stagione. A loro giudizio, avere più luce tra ottobre e marzo favorirebbe le attività dopo il lavoro e potrebbe sostenere i consumi.
Le stazioni sciistiche hanno una posizione opposta. Con albe collocate dopo le 8:30 o addirittura dopo le 9, l’apertura degli impianti slitterebbe e verrebbero sacrificate le ore mattutine, spesso considerate le migliori per la qualità della neve e per il minore affollamento.
Europa e Stati Uniti senza accordo
Il confronto europeo si è bloccato dopo una consultazione della Commissione europea del 2018, alla quale parteciparono 4,6 milioni di persone. L’84 per cento si espresse per la fine del cambio stagionale, ma la proposta lasciava ai singoli Stati la decisione tra ora solare e ora legale permanente.
Il Parlamento europeo approvò il progetto nel 2019, prevedendo l’entrata in vigore nel 2021. La questione è però rimasta ferma in Consiglio, anche a causa della pandemia: i governi non hanno trovato un’intesa. Bruxelles non può imporre un unico sistema e si limita a pubblicare ogni cinque anni il calendario dei passaggi.
Una situazione simile si registra negli Stati Uniti. Il provvedimento per rendere stabile l’ora legale, approvato a luglio dalla Camera e sostenuto da Donald Trump, è ancora fermo al Senato.
I Paesi senza cambio stagionale
La maggior parte degli Stati del mondo non sposta le lancette con il variare delle stagioni. Tra questi ci sono Islanda, Brasile, Indonesia e Turchia, oltre a numerose altre nazioni collocate vicino all’equatore, dove la durata delle ore di luce cambia poco durante l’anno.
In Thailandia l’orario resta invariato, così come in Cambogia, Laos e Vietnam. Il Giappone mantiene sempre lo stesso fuso nazionale, mentre l’Argentina è ferma all’ora solare dal 2009, dopo che il risparmio energetico ottenuto si era rivelato inferiore alle aspettative.
Anche l’India usa un unico orario durante tutto l’anno; nel periodo in cui in Italia è in vigore l’ora legale, la differenza è di tre ore e mezza. La Cina, nonostante le grandi dimensioni e i confini con 14 Paesi, adotta invece un solo fuso orario su tutto il territorio.
Dal 1968 l’Islanda resta su UTC+0 senza cambi stagionali. Il Marocco, dal 20 settembre 2026, mantiene per tutto l’anno UTC+0 e ha abbandonato il precedente sistema, che prevedeva di riportare indietro le lancette durante il Ramadan per poi ripristinarle. Il Sudafrica, infine, non modifica l’orario nel corso dell’anno.
Il quadro è più articolato in Stati Uniti, Canada e Australia, dove le regole possono cambiare da una regione all’altra e le decisioni possono spettare alle autorità nazionali oppure a quelle locali.
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