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Viaggi 4 min di lettura3 ore fa

Monza vista dallo spazio: la firma pop di JoePalla

Dalla Nigeria alla Brianza, Umberto Voxci ha trasformato il suo pesce palla giallo in un marchio artistico, tra murales, visioni extraterrestri e omaggi alla città.

Il suo pesce palla giallo, dagli occhi spalancati e dall’aria stralunata, è ormai inseparabile da Monza. Umberto Voxci, conosciuto come JoePalla, ha portato sui muri cittadini colori fluorescenti, personaggi fantastici e riferimenti alla storia italiana, costruendo un linguaggio personale nato dall’incontro tra scenografia, tradizione figurativa e arte pop.

Dopo quasi trent’anni trascorsi dietro le quinte, dal 2020 ha scelto di dipingere davanti al pubblico. La sua esperienza è passata così dai palcoscenici alle strade, dove i murales hanno trasformato angoli degradati in immagini condivise e riconoscibili.

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Una Monza reinventata dall’alto

Uno dei progetti più recenti è la serie «Extra Paesaggi Monzesi», dedicata ai luoghi simbolici della città adottiva. Il Duomo, l’Arengario, la Villa Reale e l’Autodromo vengono osservati come se fossero parte di un paesaggio sospeso, insieme a fiori, funghi, betulle e a un’astronave.

L’artista immagina che proprio da quell’astronave possano arrivare visitatori da altri mondi: «Spero che gli extraterrestri facciano questo grande viaggio e arrivino davvero!». L’obiettivo è spostare il punto di vista sul quotidiano e rendere insoliti anche i monumenti più familiari.

Voxci spiega di conoscere Monza in profondità e di aver avvertito l’assenza di una lettura contemporanea del suo patrimonio urbano. Per questo ha scelto prospettive lontane e quasi fantascientifiche, capaci di accompagnare gli scorci cittadini con elementi naturali e immaginari.

Dal 12 ottobre, al Punto Arte del Comune di Monza, il percorso prosegue con una mostra dedicata al corpo umano e ispirata ai tarocchi. Dopo i ritratti a mezzo busto, l’artista si concentra sulla figura intera, mantenendo la scomposizione delle forme e una cornice decorativa diventata uno dei suoi segni distintivi.


Dalla scenografia ai muri cittadini

Prima di dipingere all’aperto, Voxci ha lavorato per circa trent’anni come scenografo. Il suo contributo, però, restava spesso invisibile: una volta terminata la produzione, lo spettacolo iniziava senza di lui e il pubblico raramente conosceva chi avesse realizzato le scene.

La pittura sui muri ha cambiato completamente il rapporto con le persone. I passanti lo osservano, gli rivolgono domande e cercano un contatto diretto. All’inizio questa attenzione lo infastidiva, poi ha imparato a lavorare conversando con chi si ferma. Dipinge esclusivamente a pennello, senza utilizzare bombolette.

La scelta di intervenire sui muri è nata anche dalla sua insofferenza per le scritte e per il deterioramento di alcuni spazi urbani. Ha cominciato senza autorizzazioni, sostenendo personalmente le spese, e ha raggiunto quota diciassette murales. Tra i suoi lavori figurano «Foto di classe», realizzato sulla parete della scuola elementare Masih con animali provenienti da diverse parti del mondo, e «L’Ardore», vicino alla stazione di Monza Sobborghi, dedicato alla guerra a Gaza.

Nel suo repertorio compaiono inoltre Pasolini, Aldo Moro, Rino Gaetano ed Enrico Mattei, figure scomparse tragicamente nella storia italiana del secondo Novecento. Accanto a loro trovano posto alberi colorati, Medusa, lo Stregatto, la mano del dio scimmia e una sorprendente Madre Teresa con una spada laser.

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Radici lontane, orgoglio brianzolo

Umberto Voxci è nato in Nigeria alla fine degli anni Sessanta, dove i genitori italiani si erano trasferiti per lavoro. In seguito la famiglia ha vissuto in Arabia Saudita, prima del rientro definitivo in Italia quando lui aveva 11 anni. Il padre cercava una realtà meno affollata delle grandi città e la scelta è caduta su Monza.

Dal 1984 la Brianza è la sua casa. A Milano ha studiato e lavorato, ma non ha mai desiderato stabilirsi a lungo nel capoluogo. Un tentativo di vivere in zona Solari è durato appena otto mesi: il ritmo della città gli è sembrato troppo caotico rispetto alla dimensione più raccolta di Monza, dove apprezza anche la possibilità di muoversi in bicicletta.

Da ragazzo viveva con disagio il fatto di arrivare dalla provincia; oggi, invece, rivendica con soddisfazione il legame con la città e lo ha inserito nel proprio nome artistico. Il rapporto con culture diverse nasce molto prima del successo: durante l’infanzia, trascorsa tra Paesi differenti, ha imparato a guardare con naturalezza religioni e abitudini lontane.

In Africa, ricorda, era lui a sentirsi straniero e parlava soltanto inglese. Quell’esperienza gli ha lasciato una particolare apertura verso gli altri mondi, trasformandosi in una delle componenti più importanti del suo lavoro.


Il personaggio nato in Sardegna

Lo stile di JoePalla unisce il gusto per la decorazione e la scenografia alla lezione dell’arte pop. Voxci guarda a Roy Lichtenstein, ma parte anche dalla tradizione classica e dalla linea di Giotto. Da questo accostamento è nata una figurazione riconoscibile, colorata e ironica.

Il personaggio del pesce palla risale al 2003, quando l’artista lavorava nei villaggi turistici. In Sardegna, a Badesi, gli fu chiesto di inventare alcuni protagonisti per gli spazi dedicati ai bambini. Tra i personaggi positivi c’era JoePalla, mentre gli antagonisti avevano nomi come PaSqualo, ToTonno e Riccio Pasticcio.

Il pesce palla piacque più degli altri e Voxci decise di concentrarsi su di lui, trasformandolo nel proprio simbolo. Il nome, semplice da ricordare, finì per diventare anche il modo con cui il pubblico iniziò a chiamare l’artista.

La Sardegna continua a rappresentare un passaggio importante della sua storia. Quattro anni fa Voxci aveva programmato di trasferirsi ad Alghero, dove ha lavorato per tre anni, confermando il legame con un’isola che ha contribuito in modo decisivo alla nascita della sua identità creativa.

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