Z_One punta sulle startup invisibili: 35 milioni per farle crescere
Il fondo guidato da Giulio Montoli e Giulia Fazzini, con Luigi Capello, investirà fino a 250mila euro nelle fasi iniziali tra IA e Urbantech.
Per Stefano Peroncini, amministratore delegato di Eureka! Venture SGR, il futuro del venture capital passa da strumenti più verticali, capaci di unire risorse finanziarie, competenze e accompagnamento operativo. È questo il modello con cui Z_One Fund intende sostenere nuove imprese dall’inizio del loro percorso, usando l’Italia come base e l’Europa come mercato di espansione.
Il progetto riunisce investitori pubblici e privati: CDP Venture Capital, principale sottoscrittore, Lazio Innova tramite il fondo parallelo Z_One Fund Lazio, Zest e altri soggetti. Il primo traguardo di raccolta supera i 35 milioni di euro, mentre l’obiettivo complessivo è fissato a 60 milioni.
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Due settori per trasformare le città
L’attività del fondo si concentrerà su due ambiti. Il primo è quello delle applicazioni dell’intelligenza artificiale per aziende e amministrazioni pubbliche, con casi che vanno dalla finanza al commercio, dalla formazione alla sicurezza informatica. Il secondo è Urbantech, che comprende soluzioni per edifici più efficienti, trasporti, gestione dell’acqua e dei rifiuti e recupero degli spazi urbani.
Giulia Fazzini individua un tratto comune nella scelta dei comparti: la volontà di puntare su tecnologie capaci di produrre effetti tangibili nella vita quotidiana. Le città, osserva, sono il luogo in cui si concentrano molte delle sfide sociali ed economiche dei prossimi anni. In questa prospettiva, Urbantech raccoglie l’eredità delle Smart Cities di circa dieci anni fa, aggiornandola con le tecnologie oggi disponibili.
La scommessa parte dal gruppo
Quando una società è ancora all’inizio, prodotto e ricavi possono offrire indicazioni limitate. Per Giulio Montoli, la valutazione si fonda quindi soprattutto sulle persone, sul mercato di riferimento e sulla relazione tra il problema affrontato e la possibilità che attorno a quel bisogno si sviluppi un settore vero e proprio.
La capacità di comunicare una visione pesa quanto l’idea stessa. Il gruppo deve riuscire a coinvolgere i finanziatori dimostrando energia, credibilità e sensibilità nel raccontare il progetto. Nei settori scelti da Z_One, inoltre, lo sviluppo tecnologico è diventato meno difficile rispetto al passato: l’attenzione si è spostata verso il prodotto, le esigenze soddisfatte e l’esperienza degli utenti.
Il fondo potrà valutare anche opportunità oltre i confini italiani. Montoli considera questa apertura un fattore che amplia il numero di possibili investimenti e rende più importante, nei prossimi anni, la capacità di individuare le società con maggiore prospettiva.
Un portafoglio ampio, poi la selezione
Z_One Fund punta a entrare nel capitale di circa 100 startup con assegni iniziali fino a 250mila euro. La strategia prevede una prima distribuzione del rischio su un numero ampio di società, seguita da ulteriori risorse soltanto per le partecipate che raggiungeranno risultati verificabili.
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Il principio è che i rendimenti del venture capital dipendono spesso da un numero ristretto di casi eccezionali. «Un portafoglio diversificato aumenta le possibilità di intercettare queste società, per poi concentrare le risorse su quelle con il maggiore potenziale di crescita», ha spiegato Montoli.
L’operazione non si limita al finanziamento. Il fondo sarà affiancato da un percorso di accelerazione realizzato con Zest e inserito nella Rete Nazionale Acceleratori di CDP Venture Capital. L’obiettivo è offrire alle imprese un sostegno concreto e mirato, senza sostituirsi alle decisioni dei fondatori, ma rafforzandone soprattutto i collegamenti con il mercato e gli investitori.
Il vuoto dei primi round
Z_One nasce per intervenire in una fase in cui molte startup restano sospese tra il sostegno degli investitori informali e l’attenzione dei fondi tradizionali. Nei round pre-seed e seed gli assegni sono spesso ridotti, l’assistenza può essere discontinua e il passaggio alla raccolta successiva diventa complesso.
La guida del progetto è affidata a Luigi Capello, considerato uno dei pionieri del venture capital italiano, insieme a Giulio Montoli e Giulia Fazzini. I due manager hanno maturato esperienza direttamente nell’ecosistema delle startup: Montoli proviene dall’accelerazione e dagli investimenti nelle fasi iniziali, mentre Fazzini ha seguito le società dallo scouting fino alle operazioni di uscita.
Nel complesso, il team porta in dote più di 340 investimenti, oltre 25 operazioni di uscita e un portafoglio amministrato superiore a 80 milioni di euro. Tra le realtà coinvolte figurano FitPrime, JetHR, Vikey, Robot.com e 2Hire.
Per Capello, il settore italiano deve costruire una filiera finanziaria capace di accompagnare le imprese ad alto potenziale sin dalla nascita. «La nostra ambizione è contribuire a farle nascere in Italia con una prospettiva europea», ha dichiarato, sottolineando la necessità di affiancare il capitale con competenze utili allo sviluppo del business.
La raccolta iniziale di oltre 35 milioni, realizzata da Eureka! Venture SGR, rappresenta dunque il punto di partenza operativo del fondo. La gestione spetterà ai tre manager, con l’obiettivo di combinare investimento e accelerazione e di portare le startup più promettenti verso round successivi e mercati internazionali.
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