xFarm, 25 milioni di ettari: la scommessa digitale sostenuta da Neva
La società di Intesa Sanpaolo ha raccolto 600 milioni e investito in più di 50 imprese innovative, dal settore agricolo alle biotecnologie, dallo spazio all’energia.
Quasi 25 milioni di ettari monitorati, circa 600 mila aziende agricole attive e più di 100 clienti aziendali: sono i numeri raggiunti da xFarm, la piattaforma nata per rendere più sostenibile e digitale la gestione dei campi. Il progetto, partito dall’esigenza personale di Matteo Vanotti, oggi guarda a un’evoluzione fondata sui dati.
Neva SGR ha accompagnato xFarm anche oltre i confini italiani, sostenendone lo sviluppo internazionale. «Siamo partiti come società di software, oggi la nostra sfida è diventare una società basata sui dati», ha spiegato Vanotti, fondatore e amministratore delegato, raccontando una crescita che ha portato l’impresa prima in Grecia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito, poi in Sud America e India.
Il capitale non basta a crescere
Per Neva SGR, il sostegno a una giovane impresa non si esaurisce nella partecipazione finanziaria. La società mette a disposizione anche i rapporti istituzionali, commerciali e finanziari del Gruppo Intesa Sanpaolo, con l’obiettivo di facilitare occasioni di sviluppo altrimenti difficili da raggiungere.
xFarm ha ricevuto questo supporto quasi dagli inizi, in particolare con l’ingresso di Neva nel finanziamento di serie B del 2022. Vanotti aveva creato l’applicazione per semplificare la conduzione dell’azienda agricola di famiglia, attività che seguiva nei fine settimana; nel 2018 aveva poi lasciato Accenture per dedicarsi interamente alla startup.
Team e visione guidano le scelte
La selezione delle società da finanziare parte dall’analisi dei singoli ambiti tecnologici, ma non si ferma al prodotto. Neva valuta la solidità del gruppo di fondatori, la ricerca scientifica o tecnica alla base dell’idea e la possibilità che gli altri investitori coinvolti contribuiscano alla crescita con risorse e relazioni adeguate.
L’amministratore delegato e direttore generale Mario Costantini ha sintetizzato così il metodo adottato: «Il nostro compito è anticipare i trend tecnologici prima che il mercato li riconosca pienamente». Tra gli ambiti individuati con largo anticipo cita il calcolo quantistico, la fusione nucleare e l’aerospazio, settori nei quali Neva ha iniziato a investire già nel 2020.
Tra gli esempi figura D-Orbit, impresa specializzata nella logistica spaziale e nei servizi destinati ai satelliti. Luca Rossettini e Renato Panesi l’hanno fondata nel 2011, quando il termine economia dello spazio non era ancora entrato nel linguaggio comune. L’azienda ha sviluppato soluzioni per seguire il ciclo di vita dei satelliti, fino alla loro rimozione, e ha poi aggiunto l’elaborazione dei dati direttamente in orbita.
Dalla salute all’energia
La stessa logica riguarda le scienze della vita. Tr1X, nata nel 2021 dopo tre decenni di studi della professoressa Maria Grazia Roncarolo, lavora sulle cellule T regolatorie di tipo 1, fondamentali per mantenere l’equilibrio della risposta immunitaria. La società punta a trasformare questa conoscenza in trattamenti contro le malattie autoimmuni, superando l’attuale necessità di terapie continuative.
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Dopo i risultati incoraggianti di TRX103, Tr1X ha aggiunto alla propria ricerca TRX319, progettato per combinare la funzione regolatoria con l’eliminazione delle cellule B attraverso un recettore CAR, e TRX501. Quest’ultimo è ancora nella fase preclinica e mira a convertire nell’organismo del paziente le cellule T in elementi terapeutici, tramite una semplice iniezione.
Anche il comparto energetico offre opportunità rilevanti, spinte dalla domanda crescente legata all’intelligenza artificiale e ai centri di elaborazione dati. Le aree di maggiore interesse comprendono il nucleare di nuova generazione e i sistemi per conservare l’energia rinnovabile, tra cui la soluzione sviluppata da Energy Dome nel 2020 usando l’anidride carbonica per l’accumulo di lunga durata.
Claudio Spadacini, fondatore e amministratore delegato di Energy Dome, ha attribuito un ruolo decisivo all’esperienza maturata dal gruppo di lavoro, già insieme da 15 anni nell’ingegneria di processo e nelle turbomacchine. L’impresa sostiene di essere l’unica realtà con una tecnologia commerciale di accumulo prolungato non basata sul litio.
Sei anni e 600 milioni raccolti
Il bilancio complessivo di Neva SGR comprende 600 milioni di euro raccolti tramite sei fondi di capitale di rischio. In sei anni di attività, la società ha destinato 273 milioni a oltre 50 imprese innovative, operative in Italia e in altri Paesi, ottenendo 55 milioni di euro attraverso le operazioni di disinvestimento.
Neva SGR è stata costituita nel 2020 per unire l’esperienza internazionale di un gruppo specializzato negli investimenti tecnologici con le competenze industriali e la rete di Intesa Sanpaolo. L’obiettivo è riconoscere in anticipo le imprese destinate a diventare protagoniste nei mercati legati alle principali trasformazioni tecnologiche e industriali.
Il percorso è stato presentato a Torino durante l’incontro annuale «Connettiamo l’innovazione alla crescita», ospitato alle Officine Grandi Riparazioni. L’appuntamento si è svolto dal 7 al 9 ottobre e ha riunito esperienze provenienti da settori diversi, accomunate dalla ricerca di soluzioni per il clima, l’efficienza energetica, la trasformazione digitale, la produzione avanzata e le nuove frontiere della medicina.
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