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Tecnologia 2 min di lettura3 ore fa

Una mano robotica si muove da sola: il progetto che inquieta

Un dispositivo autonomo da 800 grammi cammina sulle dita e punta a raggiungere spazi irraggiungibili per un robot umanoide completo.

Dita che avanzano una dopo l’altra, senza un braccio né un corpo a guidarle: è il comportamento di una mano robotica autonoma sviluppata per esplorare ambienti difficili da raggiungere. L’aspetto ricorda inevitabilmente Mano della Famiglia Addams, ma l’obiettivo dei ricercatori è soprattutto pratico: arrivare dove un robot umanoide non riuscirebbe ad avvicinarsi con facilità.


Un dispositivo compatto e indipendente

Il progetto nasce al Soft Robotics Lab dell’ETH di Zurigo, dove una mano robotica commerciale è stata trasformata in una piattaforma autonoma. Alla struttura sono stati aggiunti una batteria, sensori per rilevare i movimenti e un piccolo computer destinato a gestirne le funzioni.

Con cinque dita e 20 articolazioni motorizzate, il dispositivo raggiunge un peso di circa 800 grammi. Non dipende da collegamenti esterni per muoversi: l’elettronica integrata le permette infatti di funzionare in autonomia.


Insegnarle a camminare è la sfida

La costruzione dell’hardware non ha rappresentato l’ostacolo principale. Il problema più complesso è stato sviluppare il controllo necessario per mantenere l’equilibrio e coordinare le dita durante l’avanzamento.

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Rispetto a diversi prototipi precedenti, progettati con dita tutte della stessa lunghezza per semplificare la stabilità, questa versione conserva proporzioni vicine a quelle di una mano umana. Le dita hanno quindi dimensioni differenti e il pollice è opponibile, caratteristiche che rendono il movimento più complesso ma anche più simile a quello naturale.


A cosa può servire

L’idea alla base del dispositivo è separare la capacità di manipolazione dal resto del robot. Una mano capace di spostarsi autonomamente potrebbe così raggiungere oggetti o zone troppo strette, lontane o difficili da avvicinare per una macchina umanoide completa.

Il risultato appare insolito e persino inquietante, ma la ricerca punta a verificare come una struttura con dita articolate possa muoversi in modo indipendente. Proprio le proporzioni simili a quelle umane rendono l’esperimento più impegnativo rispetto ai modelli costruiti con forme semplificate.

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