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Tecnologia 1 min di lettura2 giorni fa

TIM, l’85% è ormai di Poste: cosa cambia dopo l’offerta

L’operazione non ha centrato la soglia del 90%, ma rafforza la presa di Poste Italiane su TIM e apre la strada alla possibile fusione.

Poste Italiane ha portato la propria partecipazione in TIM all’85% al termine dell’offerta pubblica di acquisto e scambio. Il risultato non consente di arrivare al controllo delle azioni ancora sul mercato, ma consegna comunque a Poste una posizione dominante nella società telefonica.


Il 90% resta ancora lontano

L’operazione si è conclusa sotto la soglia del 90% prevista per esercitare il diritto di acquisire i titoli residui. Di conseguenza, Poste non potrà procedere automaticamente all’acquisto delle azioni rimaste fuori dall’offerta.

La mancata soglia non annulla però l’esito dell’operazione. Con una quota pari all’85%, Poste Italiane consolida il controllo di TIM pur senza raggiungere il livello necessario per rilevare integralmente le partecipazioni ancora presenti sul mercato.

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La fusione può entrare in scena

Il rafforzamento della partecipazione crea le condizioni per valutare il successivo progetto di fusione tra le società. L’operazione, tuttavia, si inserisce in un quadro in cui resta aperta la presenza degli azionisti che non hanno aderito all’offerta.

Il passaggio decisivo è quindi duplice: da un lato il controllo di TIM passa a un livello quasi totalitario, dall’altro l’assenza del 90% impedisce l’acquisto automatico delle azioni residue. La possibile fusione può ora essere avviata senza che l’offerta abbia prodotto il completo azzeramento del flottante.

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