Space Industries, satelliti prodotti in serie a Settimo Torinese
Il nuovo impianto del gruppo Comat punta a 140 veicoli spaziali l’anno e ha già D-Orbit tra i clienti
Space Industries ha inaugurato a Settimo Torinese lo Stellar Hub, impianto progettato per assemblare satelliti in serie. La struttura può arrivare a una capacità teorica di 140 unità l’anno.
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Investimento privato e obiettivi
Il progetto nasce da un investimento interamente privato superiore a 20 milioni di euro. Space Industries è controllata da Comat, gruppo torinese della famiglia Micelli attivo negli impianti industriali, nelle camere pulite e nei sistemi energetici.
L’azienda impiega oggi circa 40 persone e prevede di oltrepassare quota 200 collaboratori, con un fatturato superiore a 30 milioni di euro entro il 2030. Gianfranco Micelli, presidente di Space Industries e procuratore generale di Comat, ha presentato l’iniziativa come un’estensione delle competenze industriali maturate dal gruppo.
Un ritorno alle origini spaziali
Giuseppe Santangelo, cofondatore e amministratore delegato della società, ha iniziato la propria carriera a Torino nel 1999, lavorando per l’allora Alenia Spazio, oggi Thales Alenia Space. In seguito ha fondato negli Stati Uniti Skypersonic, impresa di droni poi venduta nel 2021 a Red Cat, ed è rientrato in Italia nel 2023 alla guida di Tyvak International.
Il nuovo stabilimento ha già lavorato su un progetto collegato alla Stazione spaziale internazionale. Qui sono state eseguite prove sul Layer-0, sistema di rivelatori al silicio destinato ad AMS-02, lo spettrometro che dal 2011 analizza i raggi cosmici in orbita.
L’aggiornamento dovrebbe moltiplicare per tre la capacità dello strumento di rilevare particelle. L’installazione è prevista all’inizio del 2027 e coinvolgerà astronauti; ai collaudi hanno partecipato tecnici dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, della Nasa, del Cern di Ginevra, del Massachusetts Institute of Technology e di Alca Space.
D-Orbit prova il veicolo Ion
Tra i primi clienti figura D-Orbit, azienda di Como specializzata nella logistica spaziale. Il suo veicolo Ion è sottoposto alle verifiche sulle vibrazioni lungo i tre assi, prima delle prove necessarie per l’accettazione della piattaforma.
Una volta completati i controlli, Ion potrà operare come mezzo di trasferimento orbitale: porterà i satelliti dei clienti nello spazio e li rilascerà nelle orbite assegnate. Gli specialisti di D-Orbit intervengono direttamente sul veicolo, mentre Space Industries mette a disposizione apparecchiature e infrastrutture; l’accordo riguarda le verifiche di accettazione.
D-Orbit ha contribuito anche alla definizione degli spazi. Il progetto iniziale prevedeva un’area di circa 1.000 metri quadrati con coperture basse, ma Luca Rossettini, amministratore delegato dell’azienda, ha chiesto ambienti più alti per accogliere i propri mezzi.
Comat ha quindi riqualificato l’intero capannone, che in precedenza ospitava una vetreria, con lavori durati circa 15 mesi. Il cantiere è stato chiuso venerdì scorso e lo Stellar Hub dispone già di tre contratti firmati.
La fabbrica per le costellazioni
L’impianto occupa circa 8.000 metri quadrati, 2.000 dei quali destinati alle camere pulite, e può gestire satelliti con massa fino a 600 chilogrammi. Le applicazioni comprendono, tra le altre, telecomunicazioni e osservazione della Terra.
Il ciclo produttivo è organizzato per stazioni successive. I componenti vengono ricevuti in un deposito automatizzato, controllati e preparati; seguono l’assemblaggio dei singoli sottosistemi e l’integrazione del satellite completo.
Le verifiche si svolgono nello stesso sito. Una camera termovuoto riproduce l’assenza d’aria e le variazioni termiche dell’orbita, con temperature che possono scendere fino a 170 gradi sotto zero; una piattaforma vibrante riproduce le sollecitazioni del decollo.
La camera anecoica serve a controllare le interferenze tra antenne ed elettronica. Un’area protetta, chiusa da un portone blindato, consente invece di mettere sotto pressione i sistemi di propulsione e individuare eventuali perdite.
Secondo Santangelo, concentrare le prove nello stesso ambiente evita di trasferire il veicolo tra strutture diverse e di doverlo ripulire dopo ogni passaggio. «Con Space Industries ribaltiamo il paradigma: la domanda non è più se la fabbrica sia adatta a produrre un satellite, ma se il satellite, o meglio, la costellazione, sia progettato per poter essere prodotto in serie nella nostra fabbrica», ha spiegato.
Tre servizi nello stesso impianto
La società opera su tre livelli. Il primo riguarda i collaudi: il cliente può portare un satellite già assemblato, oppure un singolo sottosistema, e richiedere una prova specifica o l’intero percorso di qualificazione spaziale.
Il secondo consiste nell’affitto di aree e strumenti. Sono previste dodici zone di integrazione indipendenti, quattro già operative, con accessi regolati e ambienti destinati alla certificazione secondo lo standard ISO 8.
Il personale del cliente può lavorare all’interno dei box, mentre gli ingegneri seguono le attività dalle sale di controllo esterne tramite collegamenti via cavo. Space Industries garantisce assistenza tecnica, ma la responsabilità del progetto rimane al committente.
Il terzo servizio punta alla produzione seriale di intere costellazioni. L’azienda non sviluppa una propria piattaforma standard: seleziona sul mercato la base più adatta alla missione, poi vi installa il carico utile del cliente e accompagna il progetto fino all’assemblaggio ripetuto dei satelliti.
Questa attività comincia già durante la progettazione. Un veicolo concepito come pezzo unico deve essere modificato per poter essere costruito e verificato lungo una linea. Space Industries valuta quindi anche il grado di preparazione alla produzione, oltre alla maturità tecnologica del satellite.
Rina, società genovese attiva nei controlli e nelle certificazioni, sta valutando una collaborazione con Space Industries. Il confronto riguarda prove destinate a certificare i processi produttivi e a rendere ripetibili le modalità di costruzione.
Dodici stazioni e sei mesi
La struttura è divisa in dodici aree di integrazione separate, pensate per consentire a clienti diversi, anche concorrenti, di lavorare contemporaneamente. Ogni veicolo passa attraverso cinque o sei postazioni, con una permanenza media di circa un mese in ciascuna.
L’intero percorso richiede circa sei mesi. Quando la linea funzionerà a regime, la previsione è di completare dodici satelliti al mese, fino a raggiungere il limite teorico annuale di 140 unità.
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