Perovskite, nuove celle solari resistono fino a 85 °C
Ricercatori sudcoreani hanno raggiunto il 25,24% di efficienza riducendo le sostanze responsabili del degrado
Le nuove celle solari in perovskite sviluppate in Corea del Sud hanno raggiunto un’efficienza del 25,24% e possono resistere fino a 85 °C. Il risultato affronta uno dei principali ostacoli all’impiego su larga scala di questa tecnologia: il deterioramento causato da calore e umidità.
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Il limite di calore e umidità
La perovskite è considerata una delle soluzioni più promettenti per il fotovoltaico perché può offrire rendimenti elevati, costi di produzione più contenuti e la possibilità di essere abbinata alle celle in silicio. La sua applicazione pratica è stata però frenata dalla scarsa stabilità in presenza di condizioni ambientali difficili.
I pannelli solari operano all’aperto e rimangono esposti a sbalzi termici, temperature elevate e umidità. Proprio questi fattori possono accelerare il deterioramento delle celle tradizionali, riducendone progressivamente le prestazioni.
Il nuovo processo produttivo
Il gruppo di ricerca del Korea Institute of Energy Research ha messo a punto una tecnica di fabbricazione che rinuncia ad alcuni additivi associati al degrado nel tempo. Le celle ottenute con questo procedimento hanno registrato un’efficienza pari al 25,24% e hanno mostrato una resistenza fino a 85 °C.
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Nelle celle in perovskite convenzionali vengono utilizzati sali di litio e altre sostanze chimiche per favorire lo spostamento delle cariche elettriche. Questi componenti possono migliorare il funzionamento iniziale del dispositivo, ma introducono anche elementi di instabilità.
Perché gli additivi danneggiano le celle
Con l’aumento della temperatura, alcuni additivi possono evaporare. Gli ioni di litio, invece, tendono a spostarsi all’interno della struttura della cella: nel tempo questo movimento può alterarne il funzionamento e provocare un calo graduale delle prestazioni.
La strategia dei ricercatori sudcoreani mira quindi a conservare un rendimento elevato limitando l’impiego delle sostanze più problematiche. Il risultato non elimina le difficoltà legate alla durata delle celle in perovskite, ma interviene direttamente su uno dei meccanismi che ne accelerano l’usura.
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