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Tecnologia 5 min di lettura2 ore fa

Smart TV, la rivolta contro i banner nasconde un rischio

Gli agenti di programmazione stanno modificando migliaia di televisori Android per eliminare pubblicità, tracciamento e applicazioni inutili, ma un errore può compromettere funzioni essenziali.

Il vero obiettivo della nuova ondata di modifiche alle smart TV non sono soltanto i banner che compaiono all’avvio. Gli utenti cercano soprattutto di fermare la raccolta dei dati sulla visione, mentre gli sviluppatori avvertono che la disattivazione dei pacchetti sbagliati può bloccare il telecomando, gli ingressi HDMI o gli aggiornamenti del televisore.

La tendenza è esplosa dopo alcuni esperimenti condotti con agenti di programmazione basati sull’intelligenza artificiale. In pochi giorni sono comparsi diversi progetti aperti al pubblico, con istruzioni per intervenire sui dispositivi Android senza ottenere i privilegi amministrativi completi del sistema.

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La privacy è il vero bersaglio

Molte smart TV utilizzano l’ACR, una tecnologia capace di riconoscere ciò che viene riprodotto sullo schermo confrontando immagini e suoni con archivi di riferimento. Le informazioni possono essere usate per costruire profili pubblicitari, anche quando il televisore serve soltanto come monitor collegato tramite HDMI a un computer o a una console.

Una ricerca dell’University College London, pubblicata nel 2024 dopo test su apparecchi Samsung e LG, ha rilevato che il riconoscimento dei contenuti può restare attivo in questo scenario. Anna Maria Mandalari, coautrice dello studio, ha osservato: «È una tecnologia presente da anni, ma è improbabile che l’utente medio sappia che cosa sia o che possa disattivarla».

Negli Stati Uniti la questione è arrivata davanti ai giudici. Nel dicembre 2025 il procuratore generale del Texas, Ken Paxton, ha citato Samsung, Sony, LG, Hisense e TCL, sostenendo che i produttori raccogliessero dati sulle abitudini di visione senza un consenso realmente informato. Samsung ha raggiunto un accordo nel febbraio 2026 e LG nel maggio successivo; le cause contro Sony, Hisense e TCL risultano invece ancora in corso.


Dall’esperimento nasce Clean Your TV

La storia che ha dato impulso al movimento è quella di Gathin T. La smart TV Xiaomi dei suoi genitori mostrava un contenuto pubblicitario prima ancora dell’apertura di Netflix. Il 17 ottobre lo sviluppatore indiano ha raccontato di avere fornito a Claude Code il modello dell’apparecchio e di aver lasciato all’agente il compito di individuarlo sulla rete domestica, disattivare 25 pacchetti Xiaomi e preparare una nuova schermata iniziale. «Ora sembra una Apple TV», ha scritto descrivendo il risultato.

Un altro utente, Ryan Doyle, ha ottenuto una procedura simile dopo avere inviato all’agente la scheda tecnica del proprio televisore. Il suo esperimento mirava a rimuovere pubblicità e software superfluo già installato dal produttore. La pratica, basata su istruzioni impartite in linguaggio naturale, ha generato in meno di tre giorni numerosi progetti condivisi.

Gathin ha poi raccolto le indicazioni in un archivio chiamato inizialmente tv-vibehack e successivamente Clean Your TV. Il progetto ha raggiunto circa 7.700 apprezzamenti e 884 copie derivate, con elenchi di pacchetti verificati su 80 modelli appartenenti a 28 marchi. Tra gli apparecchi presi in considerazione figurano dispositivi Xiaomi, Hisense, Panasonic, Haier, Thomson, RCA, Philips, Sony e TCL, oltre a Nvidia Shield e ai proiettori Xgimi.


Come interviene l’intelligenza artificiale

La procedura sfrutta ADB, lo strumento Android che permette di impartire comandi a un dispositivo da un computer. Dopo l’attivazione delle opzioni per sviluppatori e del controllo USB, l’agente individua il televisore collegato alla stessa rete, analizza le applicazioni presenti e suggerisce quali disattivare.

In genere i pacchetti non vengono cancellati: sono semplicemente spenti, così da rendere possibile un eventuale ripristino. Tra gli elementi interessati ci sono servizi pubblicitari, sistemi di telemetria, applicazioni promozionali e componenti collegati al riconoscimento dei contenuti. In alcuni casi viene installato anche un programma di avvio più leggero, al posto della schermata del produttore.

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Le istruzioni di Clean Your TV prevedono una copia di sicurezza prima di ogni intervento e chiedono all’agente di procedere per gruppi ridotti, verificando ogni passaggio attraverso immagini catturate dallo schermo. Il comando dovrebbe inoltre controllare che restino operative funzioni come l’assistente vocale, Chromecast, il telecomando, la tastiera virtuale, gli ingressi HDMI e il negozio di applicazioni.

Mihir Gupta ha riferito di avere disattivato 25 applicazioni inutili e sostituito una schermata iniziale da 192 MB con una da 83 MB su un modello TCL con Google TV. Il progetto dichiara anche di non richiedere il cosiddetto accesso root e di consentire il ritorno alle impostazioni precedenti con un singolo comando.


I progetti crescono, ma non sono innocui

Tra le alternative c’è dumbtv, sviluppato da Muzzammil Yasin Sabuwala con l’obiettivo di lasciare attivi soltanto le applicazioni scelte dall’utente e gli ingressi del televisore. Il manifesto del progetto riassume così la filosofia dell’iniziativa: «La TV dovrebbe fare quello per cui l’hai pagata: le tue app, i tuoi ingressi HDMI e nient’altro».

Lo strumento individua circa 65 pacchetti da spegnere, compresi quelli legati all’ACR, all’identificativo pubblicitario e alla misurazione del tempo trascorso davanti allo schermo. Prevede inoltre un filtro DNS per bloccare i server utilizzati per telemetria e aggiornamenti di Amazon. La documentazione, però, considera completamente verificato soltanto un televisore Fire TV Edition, mentre alcune applicazioni di streaming finanziate dalla pubblicità possono essere eliminate e devono poi essere reinstallate dal negozio ufficiale.

Esistono anche progetti più circoscritti, come CleanMyTCL-Android9, pensato per i televisori TCL con Android TV 9. Sul solo modello finora esaminato, la schermata alternativa avrebbe ridotto dal 10% a meno dell’1% l’uso di un core del processore quando il dispositivo è inattivo.


Telecomando e aggiornamenti restano a rischio

Le conseguenze di un comando errato possono essere immediate. Mert Cobanov, autore di una guida per la pulizia dei televisori Android, ha raccontato: «Sul mio televisore, disattivare com.tcl.suspension ha fatto sparire il tasto degli ingressi dal telecomando e non riuscivo più a passare all’HDMI».

Altri utenti hanno segnalato dispositivi diventati inutilizzabili o procedure interrotte sui modelli Fire TV. Il problema più delicato riguarda però gli aggiornamenti: diversi elenchi suggeriscono di spegnere il servizio che distribuisce i nuovi firmware. Se non viene riattivato, il televisore non riceve più gli aggiornamenti del produttore.

Anche in Europa la normativa offre garanzie più ampie grazie al Regolamento generale sulla protezione dei dati, che richiede una base giuridica per il trattamento delle informazioni personali. Tuttavia, lo studio britannico ha evidenziato differenze tra la quantità di dati raccolti e quella dichiarata dalle aziende nelle risposte alle richieste degli utenti. La corsa a liberare le smart TV da pubblicità e tracciamento nasce quindi da un problema concreto, ma modifica fai-da-te e disattivazioni automatiche richiedono ancora molta cautela.

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