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Tecnologia 2 min di lettura4 ore fa

Sette app Adobe rinascono con l’IA: il caso ArtCraft

Il progetto di Brandon Thomas riproduce Photoshop, Lightroom e altri strumenti Adobe con Rust e Claude Code, mentre i test ne valutano fedeltà e possibili rischi legali.

ArtCraft sta attirando l’attenzione perché prova a riunire in un unico progetto le funzioni di sette celebri applicazioni Adobe. I primi test degli utenti indicano che diversi strumenti si comportano in modo molto vicino agli originali, mentre lo sviluppatore punta a completare una replica sempre più ampia delle funzioni disponibili.


I test accendono l’interesse

Il progetto comprende Photoshop, Lightroom, Illustrator, Premiere, Acrobat, After Effects e InDesign. Non si tratta quindi di una semplice dimostrazione generata dall’intelligenza artificiale: chi utilizza abitualmente la suite Adobe ha verificato che numerosi comandi producono risultati analoghi, in alcuni casi praticamente coincidenti.

ArtCraft è stato realizzato da Brandon Thomas, sviluppatore con 15 anni di esperienza, con il supporto di Claude Code. Le prime versioni sono state pubblicate il 30 settembre e, da allora, il ritmo degli interventi è cresciuto rapidamente, con aggiornamenti che aggiungono continuamente migliaia di righe di codice.


Una replica ancora da decifrare

L’intero progetto è scritto in Rust ed è pensato per funzionare su Windows, Linux e macOS. Thomas ha spiegato di aver impiegato più istanze di Claude, assegnando a ciascuna un incarico preciso: una si sarebbe occupata dell’analisi e della stesura del codice originale, mentre altre avrebbero lavorato sulla ricerca degli errori e su attività analoghe.

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Resta invece poco chiaro il metodo con cui sono state ricostruite le singole funzioni. Una delle ipotesi è che al modello sia stato chiesto di esaminare ogni strumento dei programmi Adobe, selezionare le diverse opzioni e riprodurne gli effetti, ma questa ricostruzione non è stata confermata.


Il nodo del codice Adobe

Thomas sostiene che per ArtCraft non sia stato utilizzato il codice sorgente di Adobe. L’affermazione potrebbe ridurre, almeno sul piano teorico, il rischio di conseguenze legali, anche se la situazione non è definita e il progetto è ancora in piena evoluzione.

A destare curiosità sono anche le dimensioni dei file di installazione, molto inferiori rispetto a quelle dei programmi originali. Non è ancora noto da cosa dipenda questa differenza. Lo sviluppatore, intanto, ha dichiarato di voler continuare il lavoro fino a raggiungere una corrispondenza completa delle funzioni.

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