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Tecnologia 2 min di lettura13 ott

Scontrini e POS, 13,5 miliardi in più dichiarati: cosa significano davvero

L’obbligo di collegare pagamenti elettronici e registratori telematici accompagna una crescita degli incassi comunicati, ma l’effetto sull’evasione resta ancora da misurare.

Il dato più rilevante non è un recupero fiscale già certificato: nei primi nove mesi del 2026 le vendite trasmesse all’amministrazione finanziaria sono aumentate di 13,5 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, al netto di resi e annullamenti. La crescita, pari al 4,1%, si accompagna a circa 267,5 milioni di scontrini in più, equivalenti a un incremento dell’1,9%.

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Più incassi, ma non ancora più tasse

Le cifre, aggiornate al 30 settembre, sono state richiamate dalla Corte dei conti durante l’audizione parlamentare sul Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP). L’aumento del valore imponibile indica che sono state comunicate più vendite, ma non permette di sostenere che l’intero importo corrisponda a imposte recuperate grazie alla lotta all’evasione.

Una parte della variazione potrebbe dipendere dall’emersione di ricavi che in passato non venivano registrati. Sul risultato, tuttavia, possono avere influito anche l’andamento dei consumi e l’inflazione. Il fatto che la crescita sia proseguita anche dopo la conclusione della stagione turistica rappresenta uno degli elementi osservati con attenzione.


Il ruolo del collegamento obbligatorio

Dal 2026 i dispositivi per i pagamenti con carta devono essere associati ai registratori telematici impiegati per la trasmissione degli scontrini. L’obiettivo è consentire all’Agenzia delle Entrate di confrontare con maggiore immediatezza gli incassi elettronici con le vendite comunicate dagli esercenti.

Eventuali scostamenti tra pagamenti ricevuti e corrispettivi registrati possono così diventare più facilmente individuabili. Per la Corte dei conti, il nuovo meccanismo potrebbe aver contribuito alla crescita delle entrate IVA, ma stabilire il peso effettivo della misura richiederà l’esame delle liquidazioni periodiche e delle dichiarazioni annuali.

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IVA in aumento soprattutto nel commercio

Tra gennaio e agosto, le entrate IVA sono salite di 4,5 miliardi di euro rispetto ai primi otto mesi del 2025, con un incremento del 3,9%. Di questa somma, 3,3 miliardi arrivano dagli scambi interni.

Il comparto che ha registrato la variazione più ampia è il commercio, cresciuto del 6,2%. L’incremento risulta più contenuto nei servizi privati, al 1,7%, e nell’industria, all’1,8%. Questi dati rafforzano l’ipotesi di una maggiore base imponibile, senza però identificare da soli la causa della crescita.


Per le imposte dirette bisogna aspettare

Una valutazione completa non sarà possibile nell’immediato. Per capire quanto il nuovo abbinamento tra POS e registratori abbia modificato i comportamenti fiscali serviranno ulteriori dati e confronti con le dichiarazioni presentate dagli operatori.

Il quadro sulle imposte dirette e sull’IRAP arriverà soltanto nel 2027, quando saranno disponibili le dichiarazioni dei redditi relative al 2026. Solo allora sarà possibile verificare se l’aumento delle vendite comunicate avrà prodotto effetti altrettanto visibili anche su queste imposte.

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