Character.AI brucia milioni: il paradosso dei chatbot adorati dagli utenti
La piattaforma registra milioni di conversazioni e 12 milioni di utenti mensili, ma i costi dell’infrastruttura hanno reso insostenibile il suo modello di business.
Il problema di Character.AI non è la mancanza di pubblico, ma il prezzo di ogni conversazione. Nell’agosto 2026 la società incassava circa 5,3 milioni di dollari, mentre le spese operative, escluse quelle legali, arrivavano a 13,3 milioni. Il risultato era una perdita mensile compresa tra 8 e 9 milioni di dollari.
La piattaforma, utilizzata ogni mese da circa 12 milioni di persone, ha quindi chiesto la protezione prevista dal Chapter 11 negli Stati Uniti. Il caso mostra quanto sia fragile un modello basato su chatbot capaci di trattenere gli utenti per ore, ma costosi da mantenere attivi.
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Il pubblico non basta a pagare i server
Nel 2025 Character.AI ha prodotto ricavi complessivi per 23,6 milioni di dollari. Nello stesso periodo, il solo calcolo necessario a far funzionare i modelli è costato circa 10 milioni di dollari al mese: su base annua, una spesa pari a circa cinque volte il fatturato.
La situazione non era nuova. Nella seconda metà del 2024 l’azienda destinava in media 13,8 milioni al mese alla capacità di calcolo. Nei primi otto mesi del 2026 ha sostenuto altri 56,1 milioni di costi per questa voce, pari a circa il 45% delle spese operative; stipendi e benefit hanno assorbito ulteriori 19,7 milioni.
Anche il consumo di liquidità è diminuito, senza però portare i conti in equilibrio. Dai 21,5 milioni mensili bruciati nella seconda metà del 2024 si è passati a 17,6 milioni nel 2025 e a circa 8,2 milioni nell’agosto 2026.
Un successo costruito sulle conversazioni
Character.AI era nata nel 2021 per iniziativa di Noam Shazeer e Daniel De Freitas, entrambi ex ricercatori di Google. Shazeer aveva partecipato allo studio del 2017 sull’architettura Transformer, tecnologia poi diventata centrale nei moderni sistemi di intelligenza artificiale generativa, incluso ChatGPT.
L’idea della società si distingueva da quella dei servizi progettati soprattutto per rispondere a domande o svolgere compiti. Gli utenti potevano creare e utilizzare personaggi virtuali ispirati ad Albert Einstein, a figure celebri, a protagonisti di videogiochi o a interlocutori inventati con una personalità autonoma.
Il coinvolgimento crebbe rapidamente. Nei primi cinque mesi furono scambiati più di due miliardi di messaggi e, dopo il debutto dell’applicazione mobile nel maggio 2023, arrivarono oltre 1,7 milioni di installazioni in una sola settimana.
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Nel marzo dello stesso anno Andreessen Horowitz guidò un finanziamento da 150 milioni di dollari, attribuendo alla società una valutazione di un miliardo. Character.AI non aveva ancora ricavi, ma la frequenza d’uso lasciava pensare che gli utenti potessero sviluppare rapporti duraturi con compagni e assistenti digitali.
Tagli, pubblicità e un futuro incerto
Per limitare le uscite, Character.AI ha ridimensionato il personale, abbandonato in parte lo sviluppo di grandi modelli proprietari e fatto ricorso a modelli con parametri disponibili pubblicamente. La società ha inoltre cercato di aumentare gli incassi attraverso gli abbonamenti e la pubblicità, introdotta nel 2025.
Ad agosto 2026 gli abbonamenti hanno generato 2,8 milioni di dollari, mentre gli annunci pubblicitari ne hanno portati 2,5 milioni. Le nuove entrate e la riduzione dei costi non sono state comunque sufficienti a fermare le perdite.
Il motivo è legato alla natura stessa del servizio. Ogni risposta prodotta da un chatbot richiede nuovo lavoro ai processori specializzati, spesso GPU: più a lungo si conversa, più risorse vengono consumate. L’elevato tempo trascorso dagli utenti sulla piattaforma, dunque, rappresentava contemporaneamente il suo principale punto di forza e una fonte di spesa crescente.
La richiesta depositata il 12 ottobre presso il tribunale fallimentare del Delaware serve a gestire la crisi e a preparare la vendita delle attività. Per ora il servizio continua a funzionare e gli abbonamenti restano attivi, ma la società ha avvertito che, senza un’offerta adeguata, la piattaforma potrebbe essere chiusa.
Alla pressione finanziaria si aggiungono le controversie sui possibili danni psicologici associati all’uso dei chatbot, soprattutto tra gli adolescenti. La vicenda di Character.AI indica così che un’enorme partecipazione degli utenti e importanti investimenti iniziali non garantiscono, da soli, la sostenibilità economica di un’impresa di intelligenza artificiale generativa.
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