Schettini avverte gli studenti: la scorciatoia che presenta il conto
Dal diario cartaceo all’attenzione in aula, Vincenzo Schettini propone un metodo di studio e mette in guardia dall’uso passivo dell’intelligenza artificiale.
L’intelligenza artificiale può sembrare un aiuto immediato, ma secondo Vincenzo Schettini rischia di togliere agli studenti proprio gli strumenti più importanti: autonomia, capacità di ragionamento e spirito critico. In vista dell’inizio della scuola, il docente e divulgatore indica tre abitudini concrete per affrontare meglio lo studio.
L’IA aiuta, ma può indebolire
Schettini invita innanzitutto a non affidarsi sistematicamente all’intelligenza artificiale per ottenere informazioni, sviluppare concetti o produrre testi già pronti. Il pericolo, spiega, è abituarsi a ricevere risposte confezionate senza imparare a cercare, comprendere e rielaborare i contenuti.
Il docente considera l’IA una soluzione comoda nel breve periodo, ma insufficiente quando serviranno competenze personali: scrivere una mail, preparare un progetto o sostenere un’idea con parole proprie. «L’IA è una sirena che canta», ha detto Schettini, sottolineando che la facilità d’uso potrebbe trasformarsi in un problema nel tempo.
Il metodo comincia in aula
La prima regola riguarda il lavoro quotidiano. Per Schettini, seguire con concentrazione le lezioni permette di svolgere già a scuola una parte consistente dell’impegno richiesto, evitando di rimandare tutto allo studio pomeridiano.
L’organizzazione deve poi tradursi in scelte pratiche: programmare le attività, proporsi per le interrogazioni e affrontare verifiche e compiti in classe senza aspettare l’ultimo momento. Il docente collega questo approccio alla propria esperienza: durante gli anni del liceo e del conservatorio aveva imparato che una gestione ordinata degli impegni è decisiva per ottenere risultati.
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Perché tornare al diario
Anche nell’epoca del registro elettronico, il secondo suggerimento riguarda l’uso di un’agenda cartacea. Annotare personalmente compiti e scadenze aiuta gli studenti a mantenere il controllo del proprio lavoro, senza dipendere soltanto dagli aggiornamenti inseriti dagli insegnanti.
Per Schettini, scrivere a mano non è un gesto formale: mentre si prende nota, la mente comincia già a organizzare ciò che dovrà essere fatto. «Il diario è una delle cose più belle della scuola», ha affermato il professore, che considera questo strumento un esercizio di autonomia.
I tre consigli sono contenuti nelle riflessioni di Schettini sul futuro dell’istruzione, raccolte nel libro “La scuola che verrà. Riflessioni nell’era del cambiamento”, in uscita per Mondadori Electa.
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