Sale e urto, la sfida estrema della Tiggo 9 CSH: cosa ha retto
L’accumulatore plug-in di Chery è rimasto immerso per un giorno e ha poi affrontato un impatto sul fondo dell’auto senza mostrare infiltrazioni o danni strutturali.
Due prove consecutive, entrambe ad alta intensità, non hanno compromesso il pacco batterie della Tiggo 9 CSH Super Hybrid. Dopo un’intera giornata in acqua salata, l’accumulatore è stato sottoposto a un violento contatto del sottoscocca con un ostacolo rigido: i controlli successivi non hanno rilevato perdite, deformazioni o anomalie elettriche.
La dimostrazione si è svolta a Costanza, in Romania, durante il CHERY Black Sea Safety Challenge. Le verifiche sono state condotte dagli specialisti indipendenti di FEV, alla presenza di oltre 150 giornalisti provenienti da 16 Paesi europei.
L’accumulatore supera il bagno salino
Per la prima parte della prova, il modulo da 34,46 kWh e 228 kg è stato immerso in una vasca profonda 1,2 metri. L’acqua conteneva 35 grammi di sale per litro, una concentrazione paragonabile a quella degli oceani e quindi più aggressiva rispetto all’acqua dolce.
Trascorse 24 ore, i tecnici hanno esaminato involucro, connessioni e valvola di sfiato. Non sono state trovate infiltrazioni nei collegamenti ad alta o bassa tensione, mentre la superficie esterna non presentava né ruggine né alterazioni della forma.
Anche le misurazioni hanno confermato l’integrità del sistema. Durante il controllo della tenuta, la perdita d’aria si è arrestata a 8,067 Pascal, contro un limite di 31 Pa. La distanza elettrica tra i terminali ad alta tensione e la struttura esterna ha inoltre conservato un valore superiore a 500 Megaohm (MΩ).
Il fondo dell’auto non cede
Dopo l’immersione, la batteria è stata rimontata sulla Tiggo 9 CSH. Il veicolo si è avviato regolarmente e ha affrontato la seconda verifica: un impatto nella zona anteriore inferiore contro un gradino rigido alto 25 centimetri, a una velocità compresa tra 14 e 15 km/h.
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Lo scorrimento forzato sul sottoscocca ha lasciato soltanto un lieve segno sul rivestimento in PVC della protezione inferiore. La carcassa dell’accumulatore non ha invece mostrato spaccature o piegature; intatti sono rimasti anche i tubi del circuito di raffreddamento e i connettori.
Dopo l’urto non sono emersi surriscaldamenti, fuoriuscite di elettrolita o avvisi sul quadro. La protezione è affidata a una struttura composta da più strati, completata da una lamiera d’acciaio ad altissima resistenza da 780 MPa.
Cosa offre la tecnologia CSH
La batteria testata appartiene all’ultima generazione del sistema Chery Super Hybrid, soluzione plug-in sviluppata dal gruppo in più di vent’anni di attività. La tecnologia è stata verificata in 44 Paesi e in nove diverse aree climatiche.
Il pacco dispone di certificazione IP68 contro acqua e polvere. In caso di incidente, un dispositivo attivo può interrompere il collegamento ad alta tensione in 2 millisecondi, mentre le celle sono progettate per funzionare tra -35 °C e +60 °C.
A margine dell’appuntamento, Aaron Zheng, Executive Deputy General Manager di CHERY, ha sintetizzato così l’approccio del marchio: "La sicurezza non può restare un'affermazione: va progettata, collaudata e verificata".
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