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Tecnologia 2 min di lettura1 ora fa

Polvere di silice attorno alle stelle: il segnale delle collisioni planetarie

Il telescopio James Webb ha esaminato 21 giovani sistemi per ricostruire gli scontri che modellano la nascita dei pianeti rocciosi.

La silice potrebbe essere una delle tracce più rivelatrici degli antichi scontri tra corpi celesti. L’analisi di 21 sistemi stellari giovani ha mostrato infatti che circa un terzo dei dischi di detriti osservati contiene una quantità significativa di questo materiale.


La firma nascosta nella polvere

Il dato è emerso studiando la composizione della polvere calda che circonda le stelle. Non tutti questi anelli di detriti presentano la stessa struttura: in una parte consistente del campione, la presenza di silice suggerisce che la roccia sia stata sottoposta a eventi estremamente energetici.

Le osservazioni sono state realizzate combinando i dati del telescopio spaziale James Webb con quelli raccolti in precedenza dal telescopio Spitzer. Il confronto tra le due generazioni di strumenti ha permesso agli astronomi di esaminare più da vicino ambienti difficili da individuare e di ricavare informazioni sulla natura della polvere.


Un fenomeno raro tra le stelle giovani

Questi sistemi appartengono alla categoria dei dischi di detriti estremi, caratterizzati da una concentrazione eccezionalmente alta di polvere riscaldata nelle immediate vicinanze della propria stella. È proprio quella la zona in cui, durante le prime fasi di evoluzione, possono assemblarsi i pianeti rocciosi.

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Si tratta però di una configurazione poco comune. Le osservazioni disponibili indicano che soltanto circa l’1% delle stelle giovani mostra con chiarezza una fase di questo tipo, rendendo ogni nuovo esempio particolarmente utile per gli studi sulla formazione dei sistemi planetari.


Collisioni che cambiano i sistemi

La nascita di un pianeta roccioso non procede in modo lineare né privo di eventi distruttivi. Nei primi milioni di anni, oggetti con dimensioni paragonabili a quelle della Luna o di Marte possono urtarsi, disgregarsi e trasformare grandi quantità di roccia in frammenti e materiale vaporizzato.

I dischi analizzati rappresentano quindi una possibile registrazione delle conseguenze di questi impatti. Ricostruire la loro composizione offre agli astronomi nuovi elementi per comprendere l’evoluzione dei pianeti rocciosi e per interpretare meglio anche la storia iniziale della Terra.

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