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Tecnologia 2 min di lettura4 giorni fa

Perché Huang vede ancora il gas dietro l’AI: il nodo energia negli Usa

Il CEO di Nvidia sostiene che l’intelligenza artificiale potrà aiutare contro il clima, ma avverte che per farla crescere serviranno ancora fonti fossili nel breve periodo.

L’idea che l’AI possa diventare un alleato nella lotta al riscaldamento globale convive, secondo Jensen Huang, con un problema molto più concreto: come alimentare tutta la potenza di calcolo richiesta nei prossimi anni. Nel dialogo con Ezra Klein, il numero uno di Nvidia ha messo sul tavolo un paradosso solo apparente: la tecnologia che un domani potrebbe favorire soluzioni più pulite oggi ha ancora bisogno di molta energia.

Per Huang la vera urgenza non è teorica, ma industriale. A suo avviso gli Stati Uniti non dispongono ancora di una produzione elettrica abbastanza ampia da reggere l’aumento della domanda generato dall’intelligenza artificiale. Da qui la sua conclusione: nell’immediato non si può fare affidamento solo sulle rinnovabili, perché non sarebbero sufficienti a coprire il fabbisogno nel breve termine.


La crescita dell’AI chiede più corrente

Nel ragionamento del manager, il punto decisivo è il ritmo con cui stanno crescendo i consumi legati ai sistemi di AI. Se la capacità di generazione non aumenta alla stessa velocità, ha lasciato intendere, il rischio è di rallentare l’espansione di un settore che si sta imponendo in modo rapido e massiccio.

Per questo Huang ritiene inevitabile, almeno per alcuni anni, continuare a usare combustibili fossili. La sua visione prevede una fase di transizione in cui queste fonti restano necessarie mentre si prova a costruire un assetto più sostenibile in un secondo momento.

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La promessa verde resta lontana

Il messaggio finale è quindi duplice: l’intelligenza artificiale potrebbe contribuire in futuro a contrastare il cambiamento climatico, ma il percorso per arrivarci passa da un costo energetico elevato nel presente. La domanda che resta aperta riguarda il bilancio tra emissioni immediate e benefici ambientali attesi più avanti.

Huang non ha offerto una risposta definitiva a questo interrogativo. Ha però insistito sul fatto che, senza un aumento della capacità elettrica, la transizione rischia di restare sulla carta e non riuscire a sostenere la domanda prodotta dalla nuova ondata tecnologica.

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