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Tecnologia 1 min di lettura10 ore fa

Nucleare, il conto non torna: la stima di Giorgio Parisi

Il fisico e premio Nobel contesta la scelta approvata dal Parlamento e indica un piano energetico più ampio, centrato su consumi, infrastrutture e cittadini.

Il ritorno dell’Italia all’energia nucleare, approvato da Camera e Senato, viene giudicato da Giorgio Parisi una scelta priva di convenienza economica. Il premio Nobel per la Fisica ha espresso la sua posizione durante la presentazione del libro «Il nostro futuro su un piccolo pianeta bisognoso di cura».


Per Parisi il nucleare pesa sui conti

Secondo il fisico, gli impianti nucleari non offrirebbero un contributo decisivo al fabbisogno energetico nazionale. La loro produzione, nella stima riferita da Parisi, arriverebbe infatti a coprire soltanto il 2% del totale.

A fronte di un apporto così contenuto, l’investimento sarebbe quindi difficilmente giustificabile sul piano finanziario. Parisi ha definito il nucleare «antieconomico», mettendo in discussione l’effettiva utilità della strategia appena sostenuta dal Parlamento.

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Una strategia oltre la sola energia

La posizione del Nobel non si limita alla critica degli impianti atomici. L’Italia, a suo giudizio, dovrebbe costruire una politica energetica alternativa al nucleare, invece di concentrare le proprie scelte su questa tecnologia.

L’approccio indicato dal professore dovrebbe considerare più ambiti contemporaneamente: la riqualificazione degli edifici, i trasporti, le infrastrutture e il comportamento dei cittadini. La riduzione dei consumi e una pianificazione complessiva vengono così presentate come elementi da valutare insieme, all’interno di una politica energetica a 360 gradi.

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