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Tecnologia 3 min di lettura1 ora fa

Minori e ChatGPT, otto Stati contro OpenAI: cosa contestano

Le procure accusano l’azienda di aver minimizzato i pericoli per gli adolescenti, mentre OpenAI rivendica nuove protezioni e promette ulteriori interventi

La fondatezza delle accuse mosse a OpenAI dovrà essere stabilita dai tribunali: al momento, le eventuali responsabilità dell’azienda restano da accertare. Le iniziative giudiziarie arrivano mentre negli Stati Uniti cresce il confronto sui rischi dei chatbot per gli utenti più giovani.

OpenAI ha respinto le contestazioni attraverso il portavoce Drew Pusateri. La società ha ricordato di avere attivato strumenti di controllo familiare, avvisi che invitano a interrompere l’uso del servizio e misure specifiche per la sicurezza dei minorenni. Pusateri ha inoltre assicurato che l’azienda lavorerà con specialisti e autorità statali per rafforzare le tutele e arrivare a regole comuni per il settore.

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Otto procure puntano il dito

Le denunce sono state presentate il 14 ottobre da otto Stati: Iowa, Kansas, Nebraska, Virginia Occidentale, Arkansas, Arizona, Idaho e Montana. Ogni ricorso è stato depositato davanti al tribunale competente nel rispettivo territorio dagli uffici dei procuratori generali, incaricati di rappresentare gli Stati e difendere gli interessi dei consumatori.

Al centro delle contestazioni c’è l’accusa secondo cui OpenAI avrebbe descritto ChatGPT come uno strumento adeguatamente sicuro per bambini e adolescenti, senza considerare in modo sufficiente la loro maggiore vulnerabilità. In Idaho, gli atti sostengono che alcune risposte del sistema avrebbero potuto favorire gesti autolesionistici o aggressivi, offrire indicazioni mediche rischiose e consolidare idee deliranti in persone fragili.


Conversazioni troppo persuasive

La procura dell’Arizona ha concentrato l’attenzione sulle modalità con cui il chatbot interagisce con gli utenti. Secondo l’accusa, il sistema tenderebbe a confermare ciò che l’interlocutore sostiene e a riprodurre segnali di partecipazione emotiva, creando così un rapporto di fiducia più intenso.

Gli Stati ritengono che questo meccanismo possa spingere a prolungare le conversazioni e a consegnare una quantità maggiore di informazioni personali. Tali caratteristiche, nella ricostruzione accusatoria, deriverebbero da scelte di progettazione pensate per aumentare il tempo trascorso sulla piattaforma.

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Sanzioni e richieste degli Stati

Il Nebraska contesta a OpenAI possibili violazioni delle norme sulle pratiche commerciali ingannevoli e della legge locale dedicata ai servizi digitali rivolti ai minori. Per quest’ultima normativa, la richiesta può arrivare a 50.000 dollari per ogni episodio; tra i punti sollevati compare anche la gestione dei dati appartenenti ai ragazzi.

L’Iowa domanda invece penalità fino a 40.000 dollari per ciascuna violazione della legge statale contro le frodi. Nel ricorso vengono richiesti anche la restituzione degli importi eventualmente incassati attraverso condotte illecite, l’eliminazione delle informazioni raccolte sui residenti e lo stop alle prove su modelli avanzati di intelligenza artificiale, fino a quando non saranno introdotte garanzie controllate da organismi indipendenti.


Le nuove misure per adolescenti

Le cause si aggiungono ad altri procedimenti già aperti contro l’azienda. Tra questi c’è quello avviato dai genitori di Adam Raine, sedicenne californiano morto per suicidio nel 2025: la famiglia sostiene che i dialoghi intrattenuti dal ragazzo con ChatGPT abbiano contribuito al peggioramento della sua situazione. Questa ricostruzione è ancora oggetto di esame nel processo.

Ad agosto OpenAI ha lanciato ChatGPT for Teens, versione destinata agli utenti tra 13 e 17 anni. Il servizio prevede limiti più severi per violenza, autolesionismo e altri materiali delicati, oltre a funzioni per i genitori, segnalazioni di sicurezza e sistemi automatici per stimare l’età, con controlli aggiuntivi nei casi di classificazione ritenuta sbagliata.

Le otto azioni civili procedono separatamente nei tribunali dei rispettivi Stati. Spetterà ora alla magistratura valutare le accuse e stabilire se le condotte denunciate abbiano violato le norme richiamate nei ricorsi.

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