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Tecnologia 4 min di lettura2 giorni fa

La trappola dei giornali clonati: 906 falsi e l’IA già ingannata

Un’inchiesta di NewsGuard ricostruisce la rete filorussa che imita le principali testate occidentali, altera i risultati online e alimenta narrazioni false sull’Ucraina e sull’Europa.

Un falso articolo attribuito a una testata credibile può diventare una notizia apparentemente autentica, circolare sui social e arrivare perfino nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale. È questo il meccanismo ricostruito da un’indagine di NewsGuard, firmata da Alice Lee e Madeline Roache, sulle campagne di disinformazione legate alla Russia.

Dal 2022, anno dell’invasione dell’Ucraina, sono stati individuati 906 articoli e video inventati presentati come lavori di 163 media appartenenti a 21 Paesi. La finalità indicata nel rapporto è indebolire l’appoggio occidentale a Kyiv, sfruttando la reputazione costruita da giornali, televisioni e agenzie realmente esistenti.


L’IA è diventata un nuovo bersaglio

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’effetto prodotto sui sistemi automatici che raccolgono informazioni dal web. La rete Pravda, formata da 280 siti filorussi, nel solo 2025 avrebbe pubblicato circa 6,3 milioni di articoli, rilanciando 115 affermazioni non verificate o false.

L’enorme volume di testi può alterare ciò che i motori di ricerca e i chatbot considerano rilevante. Nell’aprile 2026, per esempio, una falsa notizia diffusa in dodici lingue sosteneva che 20mila militari ucraini curati in Francia avessero abbandonato gli ospedali per entrare nella criminalità organizzata.

Il contenuto veniva collegato al settimanale francese Le Point, che non lo aveva mai pubblicato. Inoltre, secondo i dati dell’OMS, dall’inizio della guerra le persone evacuate all’estero, tra soldati e civili, erano state complessivamente 6.400 e non risultavano casi di diserzione. Nonostante ciò, Google AI Overview aveva restituito la storia come se fosse attendibile.

Google, interpellata da NewsGuard, ha affermato attraverso un portavoce di applicare criteri rigorosi e di non aver riprodotto nei propri controlli lo stesso risultato segnalato nell’inchiesta.


Un salto nei contenuti falsificati

La produzione di materiale manipolato ha subito una forte accelerazione. NewsGuard ha contato 44 contenuti falsi nella prima metà del 2025, mentre nello stesso periodo del 2026 il dato è arrivato a 421: un incremento dell’850%.

I falsari ricreano elementi visivi facilmente riconoscibili, dai marchi ai caratteri tipografici, fino all’impostazione grafica delle pagine. In alcuni casi vengono anche acquistati indirizzi web quasi uguali a quelli ufficiali, così da confondere chi non controlla con attenzione la fonte. Nei testi compaiono inoltre interviste e dichiarazioni mai pronunciate da esperti realmente esistenti.

In Italia sono stati rilevati due contenuti attribuiti a La Repubblica, uno al Fatto Quotidiano e quattro a Vatican News. Tra le storie inventate compare quella secondo cui Édouard Philippe avrebbe comprato nel 2023 una villa in Sicilia da 15 milioni di euro. Un’altra falsa pubblicazione sosteneva invece che la polizia italiana avesse rafforzato i controlli sulla comunità ucraina in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, ipotizzando legami con gruppi terroristici.


I grandi media usati come maschera

Il fenomeno ha coinvolto soprattutto le testate europee, in ragione del sostegno economico garantito dall’Unione Europea all’Ucraina e della presenza di oltre 5 milioni di rifugiati ucraini nel continente. Nessun grande sistema informativo occidentale, secondo il rapporto, è rimasto completamente estraneo alla campagna.

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Euronews risulta il marchio più sfruttato, con 82 contenuti contraffatti. Seguono, tra gli altri, Libération con 39 falsi, BFMTV e Charlie Hebdo con 35 ciascuno, France 24 con 34, Le Figaro con 31 e Le Parisien con 28.

Sono stati colpiti anche media di primo piano del Regno Unito, degli Stati Uniti e della Germania, tra cui BBC, Bloomberg, Politico, CNN, Deutsche Welle e Frankfurter Allgemeine. Alla televisione pubblica tedesca sono stati attribuiti 28 contenuti mai realizzati, mentre al quotidiano di Francoforte 25.


Tre reti con metodi differenti

Gli analisti riconducono l’attività a tre strutture: Matrioska, Storm-1516 e Doppelganger. La prima punta soprattutto su brevi video propagandistici, realizzati in modo seriale e con una qualità volutamente simile a quella dei filmati informativi amatoriali; la diffusione avviene in particolare su X e Telegram.

Storm-1516 segue una procedura più elaborata. Parte da un reportage inventato, presentato come opera di un giornalista o di un’organizzazione autentica, e lo fa rimbalzare attraverso account coordinati fino a raggiungere, in alcuni casi, decine di milioni di visualizzazioni.

Doppelganger è invece conosciuta per la duplicazione dei siti occidentali e, al momento, appare inattiva. La falsificazione di soggetti stranieri non è una novità nella storia sovietica e russa, ma la disponibilità di strumenti di intelligenza artificiale ha ridotto tempi e costi della produzione.


Dalle accuse personali al voto

Le narrazioni costruite attraverso questi canali colpiscono sia singoli personaggi sia processi politici. Volodymyr Zelensky è stato accusato senza fondamento di aver sottratto denaro destinato alla guerra e di fare uso di droghe; un video presentato con il marchio della BBC sosteneva inoltre che Olena Zelenska avesse chiesto protezione all’estero dopo la fine del matrimonio.

Altri contenuti hanno lanciato accuse di pedofilia, anch’esse infondate, contro Emmanuel Macron e Friedrich Merz. In questo modo la propaganda non mira soltanto a mettere in dubbio le istituzioni, ma cerca anche di danneggiare direttamente la credibilità dei loro esponenti.

Un caso legato a un’elezione si è verificato in Ungheria nel marzo 2026. Un articolo contraffatto attribuito a Euronews faceva dire a Péter Magyar, esponente europeista, che Donald Trump fosse un anziano ormai incapace. Il tentativo di colpire Magyar non ha però prodotto l’esito indicato dagli autori della campagna: alle urne il candidato ha preceduto Viktor Orbán, già alla guida del fronte sovranista.

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