In Cina riparte l’assemblaggio dei computer HP e Acer
La scelta punta a contenere le spese sfruttando manodopera qualificata, fornitori locali e una filiera già organizzata
I principali produttori di personal computer stanno riportando parte dell’assemblaggio in Cina, dopo gli investimenti realizzati nel Sud-est asiatico per ridurre l’esposizione al mercato cinese. HP, Asus e Acer hanno già riattivato alcune attività produttive nel Paese.
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Costi e fornitori locali
La decisione è legata soprattutto alla necessità di contenere i costi. La Cina conserva infatti competenze difficili da trasferire altrove, insieme a una rete di aziende specializzate e a una catena di approvvigionamento costruita nel corso di molti anni.
Il ritorno non coincide necessariamente con il coinvolgimento dei grandi assemblatori tradizionali. Foxconn mantiene alcuni clienti di rilievo, ma ha concentrato una parte crescente delle proprie attività sui server e sui componenti collegati. Per i computer sono invece entrate in gioco società di dimensioni più contenute, tra cui Luxshare, Huaqin Technology e Longcheer Technology.
La ritirata dalla Cina rallenta
La spinta a distribuire la produzione in più Paesi era aumentata tra il 2024 e il 2025, anche come risposta ai dazi introdotti durante la presidenza di Donald Trump. L’obiettivo era limitare i rischi legati alle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e ridurre la dipendenza da un’unica area produttiva.
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Il processo era iniziato già durante il primo mandato di Trump, in una fase segnata dal peggioramento dei rapporti tra le due potenze e dagli effetti della pandemia di COVID-19. Apple aveva accelerato per prima la diversificazione, mentre Vietnam e Thailandia avevano conquistato un peso maggiore nella produzione tecnologica.
La domanda legata all’intelligenza artificiale
La scelta dei produttori di PC si inserisce nella crisi dei chip di memoria alimentata dalla corsa mondiale all’intelligenza artificiale. L’aumento della domanda di memoria e componenti destinati ai sistemi di calcolo avanzato sta modificando gli equilibri dell’industria.
Per la Cina il fenomeno offre un doppio vantaggio: da una parte il ritorno di commesse per gli stabilimenti locali, dall’altra nuove opportunità per CXMT, il principale produttore cinese di memoria ad accesso casuale. La disponibilità di competenze e fornitori sul posto rende il Paese nuovamente conveniente per l’assemblaggio dei computer.
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