Immagini e audio artificiali, arriva il test di Google: cosa rivela davvero
La diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale sta spingendo anche l’Europa a chiedere strumenti capaci di segnalare i contenuti sintetici.
La diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale sta spingendo anche l’Europa a chiedere strumenti capaci di segnalare i contenuti sintetici. L’articolo 50 dell’AI Act prevede infatti marcature leggibili dai sistemi informatici per i materiali prodotti artificialmente dai fornitori di IA.
Il responso di un rilevatore, tuttavia, va interpretato con cautela: una filigrana SynthID segnala l’uso di una tecnologia compatibile, ma non dimostra che ogni parte del file sia stata generata da una macchina. Al contrario, la sua assenza non prova che il contenuto sia autentico o realizzato interamente da una persona.
Il controllo pubblico arriva online
Dal 7 ottobre 2026 chiunque può accedere a SynthID.com e sottoporre a esame fotografie, filmati e registrazioni sonore. Il servizio, gratuito e disponibile in tutto il mondo, è per ora utilizzabile soltanto in lingua inglese.
L’utente deve effettuare l’accesso, scegliere il file e attendere l’analisi. Tra i formati accettati figurano JPG e PNG per le immagini, MP4 e MOV per i video, MP3 e WAV per i contenuti audio. In alcuni casi il sistema può anche indicare le aree dell’immagine o i segmenti della registrazione nei quali è stata individuata la traccia.
In precedenza la soluzione era stata messa a disposizione soprattutto di giornalisti e ricercatori. Ora il portale amplia l’accesso alla verifica e consente di controllare più rapidamente un contenuto ricevuto o reperito in rete, purché sia stato creato con strumenti che adottano SynthID.
Una firma nascosta nei file
La tecnologia opera senza inserire simboli visibili. Nel corso della generazione, il sistema applica variazioni minime ai pixel, alle sequenze video o alla struttura del suono: modifiche non percepibili normalmente, ma riconoscibili da un programma progettato per individuarle.
Nel caso delle immagini il segnale viene distribuito sulla superficie del file; nei filmati può comparire soltanto in determinati passaggi, mentre nell’audio viene incorporato nella forma dell’onda sonora. Google ha progettato SynthID per resistere a operazioni comuni come ritagli, filtri, compressione e variazioni della velocità di riproduzione.
La verifica riguarda anche le tecnologie che inseriscono la marcatura soltanto in una parte del contenuto. Per questo un esito positivo indica l’intervento di uno strumento compatibile, non necessariamente la produzione integrale dell’immagine, del video o della traccia audio da parte dell’IA.
Google allarga la rete dei partner
Google DeepMind ha introdotto SynthID nel 2023 e lo ha integrato in diversi prodotti dell’azienda: Gemini, Nano Banana per le immagini, Veo per i video e Lyria per la musica. Secondo Google, sono già state contrassegnate più di 180 miliardi di immagini e video, oltre a contenuti audio pari a 240mila anni di ascolto.
Il rilevatore riconosce anche file realizzati con sistemi di aziende partner, tra cui OpenAI, Nvidia e Kakao, quando tali strumenti impiegano SynthID. Google indica inoltre Apple tra i soggetti che potrebbero entrare nella rete in futuro. Funzioni di controllo analoghe sono già presenti in alcuni suoi servizi, compresi Gemini, Ricerca e Chrome.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Per i testi esiste una variante distinta, chiamata SynthID-Text, che cerca una traccia statistica nelle scelte linguistiche dei modelli. Il nuovo sito pubblico, però, è dedicato a fotografie, video e registrazioni sonore.
Metadati e limiti del responso
Accanto alla marcatura incorporata nel contenuto, il settore utilizza C2PA, cioè la Coalition for Content Provenance and Authenticity. Questo standard collega al file delle Content Credentials: informazioni firmate digitalmente che possono descrivere la provenienza e le modifiche subite dal materiale, una sorta di documento identificativo leggibile dai programmi compatibili.
Questi dati viaggiano nei metadati e possono scomparire dopo una conversione, una pubblicazione o una cattura dello schermo. La traccia SynthID, essendo inserita direttamente nell’immagine o nel suono, può invece rimanere riconoscibile in alcune circostanze. I due sistemi svolgono quindi funzioni diverse e possono completarsi.
Anche un risultato positivo non stabilisce da solo il contesto, la veridicità o l’attendibilità di ciò che si sta osservando. Una fotografia scattata realmente, per esempio, potrebbe essere stata ritoccata con uno strumento compatibile, mantenendo una larga parte dell’immagine originale.
Testi artificiali, strategie diverse
OpenAI utilizza SynthID per alcuni contenuti multimediali creati attraverso le proprie tecnologie e mette a disposizione uno strumento dedicato per esaminarli. Per gli elaborati scritti ha invece presentato il 5 ottobre una soluzione chiamata textGrain, destinata a essere introdotta gradualmente in Europa.
Il metodo di OpenAI cerca una configurazione statistica nella successione delle parole. La traccia tende a risultare più leggibile nei testi lunghi, mentre brevi passaggi, formule, codice informatico e riscritture profonde possono ridurre la precisione dell’identificazione.
Anthropic, la società che sviluppa Claude, adotta a sua volta una marcatura statistica per i testi prodotti dai modelli compatibili. Il meccanismo analizza le alternative linguistiche selezionate durante la generazione e, in genere, dispone di più elementi da valutare quando il documento è ampio.
Per alcuni file multimediali, tra cui immagini PNG e JPEG, Claude associa invece Content Credentials fondate sullo standard C2PA. Anthropic offre un controllo per i materiali creati con Claude, mentre l’analisi della traccia testuale resta in anteprima privata per organizzazioni autorizzate; la compatibilità varia inoltre a seconda del modello utilizzato.
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