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Tecnologia 4 min di lettura1 ora fa

IA, il conto dei data center si fa pesante: cantieri in bilico

Ritardi, debiti, carenza di elettricità e proteste frenano i nuovi impianti mentre aziende e investitori mettono in dubbio la sostenibilità della corsa all’intelligenza artificiale

La disponibilità di energia, chip e potenza di calcolo rischia di diventare il vero limite per l’evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale. Se i nuovi impianti continueranno ad accumulare ritardi, l’addestramento dei sistemi più avanzati potrebbe rallentare e i costi per imprese e consumatori aumentare.

Anche la struttura finanziaria del settore mostra segnali di pressione. Il Fondo monetario internazionale avverte che l’elevata esposizione all’IA e il ricorso massiccio al debito possono rendere più brusche le fasi di correzione dei mercati.

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Investimenti enormi e ricavi lontani

Secondo una stima di Stijn Van Nieuwerburgh, economista della Columbia University, tra il 2025 e il 2032 negli Stati Uniti potrebbero essere mobilitati 10.300 miliardi di dollari per edifici, collegamenti elettrici, impianti energetici e semiconduttori destinati all’IA. La cifra corrisponde, in media, al 3,63% del prodotto interno lordo statunitense ogni anno.

Per sostenere questa espansione, i grandi gruppi tecnologici stanno facendo sempre più affidamento su prestiti, fondi di credito privato e società create appositamente per singoli progetti. Il modello presenta una fragilità evidente: gli incassi dipendono da contratti pluriennali, mentre interessi, infrastrutture e processori devono essere pagati già durante la fase di costruzione.

Il mercato ha iniziato a riflettere questi timori. CoreWeave, società che noleggia server progettati per l’IA, ha perso quasi il 25% in Borsa nella settimana precedente al 18 ottobre; nello stesso periodo sono scesi anche alcuni titoli obbligazionari collegati a progetti infrastrutturali.


Energia e autorizzazioni frenano i cantieri

La quantità di elettricità necessaria rappresenta uno dei principali ostacoli. L’Agenzia internazionale dell’energia prevede che i consumi globali dei centri dati passino da 485 terawattora nel 2025 a circa 950 nel 2030, mettendo sotto pressione reti già difficili da potenziare.

Le opposizioni locali aggiungono un ulteriore livello di complessità. Negli Stati Uniti, più di mille comunità hanno cercato nel 2026 di imporre sospensioni temporanee o vincoli alle procedure per le nuove strutture. Le contestazioni riguardano il fabbisogno idrico ed elettrico, l’occupazione dei terreni e il possibile aumento delle bollette; mobilitazioni analoghe si registrano anche nel Regno Unito e in Italia.

Un’indagine di RegLayer, società specializzata nell’analisi delle autorizzazioni, ha individuato almeno 47 grandi iniziative statunitensi rinviate, abbandonate o ferme nel 2026. La stessa ricognizione viene considerata prudenziale, mentre Bernstein ritiene concretamente realizzabile soltanto circa il 35% dei progetti americani annunciati.

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Microsoft lascia il progetto britannico

In questo quadro si inserisce la decisione di Microsoft di interrompere l’intesa con Nscale per un centro dati a Loughton, nell’Essex, a nord-est di Londra. Il sito avrebbe dovuto ospitare sistemi per l’intelligenza artificiale, ma i lavori hanno accumulato ritardi e l’allacciamento alla rete elettrica potrebbe non essere disponibile prima del 2030.

Nscale, azienda britannica che costruisce centri dati e vende capacità di elaborazione alle imprese, ha indicato nella rete dell’area londinese la causa principale del problema. La società sta valutando fonti energetiche alternative; Microsoft, invece, non ha fornito commenti a Reuters sulla fine dell’accordo.

Nel settembre 2025 le due aziende avevano annunciato un supercomputer equipaggiato con 23.040 chip Nvidia e dotato inizialmente di 50 megawatt di potenza. L’infrastruttura era destinata a sostenere Azure, la piattaforma di servizi informatici online di Microsoft.


Contratti sotto pressione

I ritardi stanno modificando anche gli accordi commerciali. In Texas, Cipher, società infrastrutturale nata nel comparto delle criptovalute, ha rivisto con Fluidstack le condizioni per la consegna di un impianto. Cipher dovrebbe farsi carico dei primi 359 milioni di dollari di spese aggiuntive, mentre le modifiche al progetto richiederebbero circa 750 milioni di dollari di nuove risorse.

Vincoli finanziari e operativi incidono anche sull’intesa da 45 miliardi di dollari tra Anthropic e Nscale in West Virginia. Anthropic è l’azienda che sviluppa i modelli Claude, mentre Nscale dovrebbe fornire parte dell’infrastruttura necessaria.

Problemi di tempistica sono emersi inoltre in alcuni siti affidati a Oracle. Le difficoltà riguardano anche Stargate, iniziativa valutata 500 miliardi di dollari nell’arco di quattro anni e promossa da OpenAI insieme a Oracle e SoftBank. La differenza tra la capacità di calcolo annunciata e quella realmente disponibile è diventata così un parametro centrale per chi deve finanziare questi investimenti.

La sostenibilità dei progetti dipenderà quindi dalla velocità con cui saranno consegnati gli impianti, dalla disponibilità di elettricità e dalla possibilità di trasformare gli impegni dei clienti in incassi effettivi. Il risultato potrebbe selezionare pochi operatori capaci di completare le strutture e costringere gli altri a ridimensionare la corsa alle infrastrutture per l’IA.

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