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Tecnologia 2 min di lettura4 giorni fa

Frank Matano: tra AI, social e fama, il bersaglio è l’immagine perfetta

Nel film Quasi vera, l’attore e comico ragiona su tecnologia, successo digitale e ossessione per l’apparenza, tra ironia sul mondo dei programmatori e critica dei locali “instagrammabili”.

Nel suo nuovo film Frank Matano presta il volto a un programmatore goffo, ma il personaggio diventa il pretesto per affrontare un tema molto più ampio: il rapporto tra tecnologia, immagine pubblica e desiderio di successo. L’idea di fondo è che l’intelligenza artificiale stia già cambiando il peso sociale dei “nerd”, fino a ribaltare equilibri che un tempo sembravano immutabili.

L’attore e comico ne ha parlato al Corriere della Sera, partendo da Quasi vera di Fausto Brizzi, in cui il protagonista crea un’influencer virtuale interpretata da Taylor Mega e finisce travolto dal successo ottenuto grazie a lei. Da lì, il discorso si sposta dai social alla paura di perdere il contatto con la realtà.


La tecnologia che ribalta i ruoli

Matano descrive il suo personaggio come un tecnico impacciato, anche se oggi, osserva, i programmatori hanno assunto un ruolo centrale nella vita quotidiana. Il salto di qualità, secondo lui, arriverà ancora di più con l’AI, destinata a dare a chi è sempre stato sottovalutato una forza nuova.

Il comico immagina persino una rivincita dei più secchioni contro i bulli dell’adolescenza, grazie al potere delle grandi società tecnologiche. In questa chiave, l’informatica non appare solo come uno strumento neutro, ma come una leva capace di cambiare i rapporti di forza.


Emozioni antiche e strumenti moderni

Per spiegare il rischio, Matano richiama un’idea del biologo statunitense Edward O. Wilson. Secondo quel pensiero, l’umanità si muove con emozioni molto antiche, istituzioni rimaste indietro e tecnologie quasi onnipotenti: un mix che può diventare esplosivo.

Il punto, per lui, è proprio questo squilibrio. La potenza degli strumenti cresce più in fretta della nostra capacità di gestirli, e il risultato può essere pericoloso.

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La vita raccontata per finta

Un altro nodo centrale del film riguarda la costruzione di sé sui social. Matano nota che molte persone mostrano una quotidianità curata nei dettagli, ma spesso distante da quella reale, più vicina a scenari da fotografia che a momenti davvero condivisi.

Da qui la sua critica all’ossessione per la vetrina digitale. Per l’attore, il problema non è solo voler piacere, ma trasformare ogni esperienza in materiale da esibire.

A questo proposito cita anche un’abitudine che trova irritante: i locali che espongono scritte luminose come “good vibes” soltanto per finire in uno scatto. E su quel punto non lascia spazio a dubbi, perché considera patetica la smania di mostrarsi e, soprattutto, tossica l’idea di inseguire la fama a ogni costo.

Nel commentare il clima attuale, Matano lega il suo ragionamento anche al contesto politico americano. Sostiene infatti che, con la vittoria delle destre e con Trump, oggi siano pronunciabili cose che per il movimento woke erano considerate impronunciabili.

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