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Tecnologia 2 min di lettura2 ore fa

Etichette falsificate e 115mila chip: così l’AI arriva in Cina

Un arresto negli Stati Uniti riaccende l’allarme sulle triangolazioni attraverso il Sud-est asiatico e sulla difficoltà di controllare la destinazione dei server

Un asciugacapelli rosso sarebbe stato usato per rimuovere dai server le etichette originali con i numeri di serie. Al loro posto, gli operatori avrebbero applicato identificativi associati a macchine fittizie, nel tentativo di aggirare i controlli sulle apparecchiature destinate alla Cina.


Il trucco delle etichette sostituite

Il caso riguarda alcuni server acquistati dalla società thailandese OBON tramite Super Micro. Secondo le autorità, dopo la modifica degli identificativi, i dispositivi avrebbero potuto proseguire il loro percorso senza far emergere la reale presenza dei chip NVIDIA soggetti alle limitazioni statunitensi.

La vicenda è emersa nell’ambito dell’arresto di Greg Lui, accusato di avere trasferito illegalmente in Cina server equipaggiati con processori per l’intelligenza artificiale. Il valore complessivo della presunta operazione ammonterebbe a centinaia di milioni di euro.


La rotta passa dai Paesi intermedi

Il sistema contestato dagli investigatori si baserebbe sulla vendita formale delle apparecchiature a imprese di Stati come Thailandia e Singapore. In un secondo momento, i server verrebbero però reindirizzati verso acquirenti cinesi, rendendo più difficile verificare il luogo in cui sono effettivamente installati.

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I funzionari statunitensi ritengono che attraverso questo tipo di triangolazioni siano già arrivati illegalmente in Cina almeno 115.000 processori NVIDIA sottoposti a restrizioni. Il dato mostra quanto sia complesso seguire ogni componente dalla fabbrica fino al centro dati che lo utilizza, nonostante il divieto di esportazione dei modelli più avanzati.


Controlli sempre più difficili

Washington ha cercato di limitare l’accesso cinese ai chip più potenti per l’intelligenza artificiale impedendone la vendita diretta. Il blocco, tuttavia, perde efficacia quando i prodotti passano da società e Paesi terzi prima di raggiungere la destinazione finale.

L’inchiesta sul caso Lui ha riportato il problema al centro dell’attenzione negli Stati Uniti. Le autorità devono ora verificare quanti altri server abbiano seguito percorsi analoghi e se le tecniche di alterazione degli identificativi siano state utilizzate in operazioni più ampie.

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