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Tecnologia 4 min di lettura1 ora fa

Ericsson usa il 5G per individuare i droni

Il sistema sfrutta antenne già installate e sarà sperimentato commercialmente dal 2027 per sicurezza e difesa

Ericsson ha presentato il 2 novembre un sistema che impiega le reti 5G come sensori per individuare e seguire droni, anche privi di collegamento alla rete. I primi progetti pilota commerciali partiranno nel 2027 e coinvolgeranno soprattutto difesa, sicurezza pubblica e gestori di infrastrutture critiche.

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Una rete contro i voli sospetti

Il tema è diventato urgente per il numero crescente di avvistamenti vicino a stadi, aeroporti, basi militari e altri obiettivi sensibili. L'FBI ha contato quasi 1.500 droni nei pressi delle sedi dei Mondiali e, a metà luglio, i sequestri avevano superato quota 700.

Anche le installazioni militari sono interessate dal fenomeno. Il comando settentrionale delle forze armate statunitensi ha riferito al Senato di 350 rilevamenti avvenuti nel 2024 sopra un centinaio di strutture. In Germania, il Bundeskriminalamt ha registrato oltre mille voli sospetti nel 2025, concentrati tra siti militari, aeroporti e infrastrutture strategiche.

A settembre Erillisverkot, società pubblica finlandese responsabile delle comunicazioni per la sicurezza dello Stato, ha provato la tecnologia a Helsinki e nel porto di Vuosaari. Il direttore tecnologico Antti Kauppinen ha descritto l'Ericsson ISAC System come una soluzione a doppio uso capace di ampliare le possibilità di controllo a disposizione delle autorità per proteggere persone e infrastrutture.


Come funziona il rilevamento

ISAC è l'acronimo inglese di rilevamento e comunicazione integrati, una tecnologia considerata tra le funzioni attese delle reti 6G. Il principio ricorda quello radar: le onde radio emesse dalle antenne colpiscono edifici, veicoli e oggetti in volo, mentre l'analisi dei ritorni permette di stimare posizione, dimensioni, velocità e direzione del bersaglio.

Il sistema può riconoscere anche un oggetto che non trasmette dati. Le variazioni molto piccole dell'eco, prodotte dal movimento delle sue parti, aiutano inoltre a separare un drone da un uccello. L'architettura è multistatica: una stazione invia il segnale e altre, collocate a distanza, raccolgono i riflessi da angolazioni diverse, migliorando la continuità del tracciamento.

L'elemento distintivo è l'uso di componenti già presenti nella rete. Ericsson combina le antenne Massive MIMO, i propri circuiti e un livello software con intelligenza artificiale, senza aggiungere apparecchi dedicati al rilevamento. Le informazioni possono essere trasferite ai sistemi di comando e controllo attraverso interfacce standard.

Durante una prova svolta a luglio all'AT&T Stadium di Arlington, in Texas, un oggetto non identificato è comparso sul pannello di controllo ed è stato segnalato come intruso. La rete ne ha seguito il percorso verso lo stadio, mostrando posizione, velocità e classificazione automatica con il relativo livello di affidabilità; un secondo drone degli organizzatori ha poi verificato visivamente l'avvistamento.


Portata e limiti dichiarati

Le tre torri utilizzate ad Arlington hanno seguito diversi droni a quote comprese tra 90 e 120 metri. Ericsson sostiene inoltre che i test di validazione abbiano permesso di localizzare micro-droni a diversi chilometri di distanza con un posizionamento tridimensionale preciso.

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L'azienda non ha comunicato valori sui falsi allarmi e avverte che il risultato cambia in base al tipo di oggetto, alla traiettoria, alla conformazione del territorio e alla disposizione delle stazioni. Anche la velocità incide: secondo Akhil Gokul, vicepresidente e responsabile tecnologico di Ericsson per le Americhe, un bersaglio rapido è più difficile da seguire con continuità.

La rete mobile si colloca tra sistemi con caratteristiche diverse. I radar militari possono superare i mille chilometri di portata, ma incontrano difficoltà con piccoli oggetti a bassa quota. I radar anti-drone e i sensori a radiofrequenza arrivano in genere a 10-20 chilometri, mentre telecamere e dispositivi acustici si fermano intorno ai 5 chilometri e risentono della luce e delle condizioni meteorologiche.


Dal 5G verso il 6G

I progetti pilota previsti per il 2027 saranno limitati, destinati a clienti selezionati e concentrati sul solo rilevamento. Le installazioni più estese dovrebbero arrivare dal 2028, mentre l'integrazione completa tra traffico dati e capacità sensoriale viene collegata all'evoluzione del 6G, con una possibile funzione nativa del rilevamento intorno al 2030.

Per ora, quindi, l'offerta è un sistema di sorveglianza appoggiato a una rete 5G già esistente. Ericsson precisa che l'impatto sulle comunicazioni dipende dalla banda disponibile, dalla configurazione radio e dal livello di traffico. In una dimostrazione realizzata a Cracovia il 15 ottobre con Asseco e l'operatore Play è stata utilizzata una frequenza industriale, lasciando alla rete commerciale il solo trasporto dei dati.

La Commissione europea ha indicato l'11 febbraio 2026 l'impiego del 5G tra le misure urgenti del Piano d'azione sulla sicurezza dei droni e delle contromisure. Il documento prevede prove sul campo e installazioni rapide per riconoscere sia droni collegati sia apparecchi privi di connessione.

Le prime applicazioni guardano soprattutto a governi ed eserciti. Le forze armate svedesi hanno valutato l'uso di infrastrutture distribuite come integrazione dei sensori già disponibili per controllare aree vaste. Gli operatori telefonici, dal canto loro, possono ottenere nuovi ricavi usando reti costose da aggiornare per offrire servizi rivolti alla sicurezza.

Il tema riguarda anche la scelta dei fornitori. Ericsson insiste sull'affidabilità tecnologica dei partner, mentre l'analista Earl Lum di EJL Wireless Research ha riferito che Huawei e Zte stanno sviluppando soluzioni analoghe e ha stimato un vantaggio cinese di circa tre anni sugli Stati Uniti. L'utilizzo delle reti per osservare basi e confini riporta così al centro le valutazioni sulla sicurezza già emerse con il 5G.

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