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Tecnologia 3 min di lettura4 giorni fa

Diesel Euro 5, un anno in più: cosa cambia in Lombardia

Il Governo sposta al 1° ottobre 2027 le restrizioni per i veicoli a gasolio nel Bacino Padano e concede altro tempo alle Regioni per ridurre l’impatto ambientale.

Per i proprietari di diesel Euro 5 del Nord Italia arriva una proroga di dodici mesi: il blocco previsto dal 1° ottobre 2026 non scatterà nella data iniziale. La nuova scadenza è stata fissata al 1° ottobre 2027, con un effetto particolarmente rilevante in Lombardia, dove lo stop era rimasto vicino all’applicazione.

La decisione è contenuta nel decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri e riguarda il Bacino Padano, formato da Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia. Nelle altre regioni non sono previste queste limitazioni strutturali, anche se possono essere introdotti divieti temporanei in caso di emergenze legate all’inquinamento.


La Lombardia evita lo stop immediato

Prima dell’intervento nazionale, la situazione non era uniforme. Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna avevano già inserito nei propri programmi ambientali strumenti alternativi per scongiurare il fermo dei veicoli, mentre la Lombardia restava l’area più esposta alla partenza delle restrizioni.

Nei principali Comuni lombardi sarebbero stati coinvolti circa 500 mila automobilisti. Il rinvio consente quindi di posticipare sia la sostituzione dei mezzi sia il rischio di una multa da 168 euro per chi avesse continuato a circolare nonostante il divieto.


Un impatto su milioni di veicoli

Secondo le cifre del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in Italia circolano all’incirca 3,5 milioni di automobili Euro 5 e 600 mila veicoli commerciali leggeri appartenenti alla stessa classe. Si tratta, in prevalenza, di mezzi immatricolati tra il 2011 e l’agosto del 2015.

Limitando l’analisi alle quattro regioni del Bacino Padano, l’entrata in vigore dello stop avrebbe interessato più di 1,2 milioni di auto private e 200 mila mezzi destinati al lavoro. La platea complessiva avrebbe superato quindi 1,5 milioni di proprietari e nuclei familiari.

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Aria, misure regionali e nuovo rinvio

La proroga si inserisce nel confronto sulla qualità dell’aria della Pianura Padana, una delle aree europee più problematiche per la presenza di polveri sottili e ossidi di azoto. Il territorio è da tempo seguito dall’Unione Europea per il ripetuto superamento delle soglie previste.

Nel periodo aggiuntivo le amministrazioni dovranno individuare altri interventi di contenimento. Il Piemonte ha scelto di puntare sui carburanti HVO e sull’uso della bicicletta; il Veneto ha previsto, tra le altre azioni, un avvio più tardivo del riscaldamento domestico e maggiore ricorso al lavoro da remoto. L’Emilia-Romagna ha rinviato l’accensione degli impianti termici e destinato 10 milioni di euro al ricambio delle caldaie più obsolete.

Il provvedimento è stato sostenuto dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che lo ha presentato come una tutela per chi utilizza il proprio veicolo per lavorare. Criticando l’impostazione delle regole europee, Salvini ha dichiarato: «In base a un regolamento europeo di vent’anni fa avremmo dovuto lasciare a piedi chi ha il torto di possedere un diesel Euro 5. Una normativa che non ha niente di green, semmai di black».

La nuova scadenza non rappresenta una cancellazione definitiva del blocco, ma un ulteriore rinvio di una misura già posticipata a partire dal 2023. In caso di entrata in vigore delle restrizioni, tra le alternative previste ci sarebbe stata anche MoVe-In, il sistema che attraverso una scatola nera registra i chilometri percorsi dai veicoli più inquinanti nelle aree soggette a limitazioni.

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