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Tecnologia 4 min di lettura1 ora fa

Chatbot e intimità, il sexting coinvolge l’8,7% del campione

Ricerca italiana su 378 giovani adulti: il comportamento è minoritario, ma apre interrogativi su desideri, relazioni e sostegno emotivo.

Uno studio italiano ha rilevato esperienze di sexting con l’intelligenza artificiale nell’8,7% dei 378 giovani adulti coinvolti. Il dato non rappresenta l’intera popolazione, ma documenta per la prima volta la presenza del fenomeno in un campione nazionale.

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L’intelligenza artificiale come compagna

Ricerche internazionali citate nel lavoro mostrano che il rapporto con i sistemi generativi va oltre la sfera erotica. Un’indagine statunitense realizzata con YouGov ha rilevato che il 27% degli adulti con accesso a Internet aveva avuto interazioni sociali con strumenti basati su grandi modelli linguistici.

Tra le persone che utilizzavano questi sistemi per ragioni sociali, personali o emotive, il 9% aveva fatto ricorso a conversazioni sessuali o giochi di ruolo. Il 31% descriveva il proprio chatbot come un amico, mentre il 36% riferiva un legame emotivo con almeno uno di questi interlocutori artificiali.

Questi elementi aiutano a leggere il sexting con l’IA come una manifestazione di un fenomeno più ampio. Il chatbot può diventare un interlocutore a cui affidare confidenze, chiedere suggerimenti sulla coppia, cercare conforto o rivolgere attenzioni affettive.


Le attività sessuali rilevate in Germania

Un’altra ricerca, condotta in Germania su 2.658 persone tra 18 e 75 anni, ha individuato sei forme di utilizzo sessuale dell’intelligenza artificiale. Oltre alle conversazioni erotiche figuravano la ricerca di informazioni, la consulenza sessuale, il supporto nelle interazioni tra esseri umani e la realizzazione o fruizione di contenuti falsi generati artificialmente.

Nel complesso, il 31,6% degli intervistati aveva svolto almeno una di queste attività nei 12 mesi precedenti. Il 20,3% aveva cercato informazioni sessuali prodotte dall’IA, il 19% aveva chiesto una forma di consulenza e il 20,2% aveva utilizzato pornografia generata artificialmente.

Le conversazioni esplicitamente erotiche erano state riferite dal 20,5% degli uomini e dal 7,7% delle donne. I risultati non possono essere sovrapposti a quelli italiani, perché cambiano campione, definizioni e metodo di rilevazione. Indicano però che l’algoritmo non viene più usato soltanto per consultare contenuti: in alcuni casi diventa la controparte della conversazione.


I risultati dello studio italiano

La ricerca è stata realizzata da Alessandra Ragona, Antonio Chirumbolo, Lia Ruggeri, Elena Cattelino e Mara Morelli, della Sapienza Università di Roma e dell’Università della Valle d’Aosta. Il questionario era anonimo e rivolto a persone tra 18 e 35 anni.

A riferire di aver scambiato messaggi sessuali con un sistema di intelligenza artificiale sono stati 33 partecipanti. Il 75,8% di questo gruppo era formato da uomini. Per orientamento sessuale, invece, i rispondenti erano divisi quasi equamente tra persone esclusivamente eterosessuali e persone che non si definivano tali in modo esclusivo.

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Il numero contenuto dei casi impone cautela. L’8,7% osservato nel campione non può quindi essere trasformato nella stima secondo cui quasi un giovane italiano su dieci avrebbe adottato questo comportamento.


Le caratteristiche associate

I ricercatori hanno utilizzato questionari psicometrici già impiegati negli studi sulla sessualità digitale. Uno strumento misurava la propensione a cercare esperienze sessuali nuove, varie e intense; un altro valutava gli aspetti problematici legati alla fruizione di pornografia su Internet.

Il sexting con l’IA risultava collegato a una maggiore ricerca di sensazioni sessuali e a un consumo problematico di pornografia online. L’analisi, tuttavia, non stabilisce un rapporto di causa ed effetto: non dimostra né che la pornografia conduca alle conversazioni erotiche con i chatbot né che queste ultime producano comportamenti problematici.

Gli autori invitano inoltre a non trasformare il risultato in una diagnosi. Non viene descritta una nuova patologia e non viene ipotizzata una dipendenza specifica dall’uso sessuale dell’intelligenza artificiale.


Limiti e domande aperte

Il lavoro ha natura trasversale e comprende soltanto 33 persone che hanno dichiarato di praticare il sexting con l’IA. Non consente dunque di capire come questa abitudine cambi nel tempo, quanto spesso venga ripetuta o quali conseguenze abbia sul benessere individuale e sulle relazioni.

Tra le possibili motivazioni da verificare in futuro ci sono la curiosità, l’esplorazione di fantasie difficili da condividere con un partner e la ricerca di uno spazio percepito come libero dal giudizio. La disponibilità continua del chatbot può rappresentare un altro elemento di attrazione, ma l’indagine non permette ancora di stabilire quale peso abbiano questi fattori.

Rispetto allo scambio di messaggi sessuali tra due persone, manca inoltre la reciprocità. L’utente può vivere il dialogo come un’esperienza intima, mentre il sistema non prova desiderio, imbarazzo, eccitazione o coinvolgimento emotivo.

La pubblicazione è una comunicazione scientifica con dati preliminari, non una rilevazione definitiva della diffusione del fenomeno. I dati e il procedimento di analisi sono stati messi a disposizione sull’Open Science Framework, mentre il progetto ha ottenuto l’approvazione del comitato etico dell’Università della Valle d’Aosta.

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