Elezioni Usa, falsi video e bufale arrivano ai chatbot
Un sondaggio NewsGuard-YouGov rileva che il 54% degli adulti ha creduto ad almeno una tesi elettorale infondata.
La disinformazione sulle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti ha raggiunto anche i sistemi di intelligenza artificiale. Il voto del 3 novembre, decisivo per il controllo del Congresso, è accompagnato da video manipolati, siti locali di facciata e false accuse rilanciate online.
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I video contro i candidati
Secondo NewsGuard, la rete russa Storm-1516 ha diffuso filmati generati artificialmente contro James Talarico, democratico in corsa per il Senato in Texas. In una delle falsificazioni, un presunto ex studente, Zyon Lewis, sembrava accusarlo senza fondamento di abuso sessuale.
Lewis ha negato la vicenda parlando con Lead Stories e ha spiegato che la persona mostrata nel filmato era una sua replica digitale. Le prove condotte da NewsGuard hanno però rilevato che Google AI Overview, Gemini e Microsoft Copilot hanno trattato come reale l’esistenza della denuncia inventata, contribuendo a darle ulteriore visibilità.
Un’altra operazione attribuita alla Russia, chiamata Matryoshka, ha realizzato in una sola settimana di settembre 19 video con un’apparenza simile a quella dei servizi della CNN. Dieci contenuti prendevano di mira undici esponenti democratici distribuiti in nove Stati. L’uso di loghi e grafiche riconoscibili, compresi quelli di testate come Repubblica, serve a far passare materiale fabbricato per informazione giornalistica.
Le convinzioni sul voto
Il problema emerge anche dai risultati di un’indagine online svolta da YouGov per NewsGuard tra il 9 e il 19 ottobre, su 1000 adulti rappresentativi della popolazione statunitense. Il 54% del campione ha considerato attendibile almeno una di tre tesi infondate: brogli legati al voto per posta, arrivi in massa di stranieri alle urne e un presunto intervento dei satelliti Starlink sui risultati delle presidenziali del 2024.
Soltanto il 13% ha identificato correttamente tutte le affermazioni come false. Se si includono anche gli intervistati incerti, la quota di chi non ha riconosciuto senza esitazioni le tre falsità arriva all’87%.
L’idea più diffusa riguarda il voto a distanza: il 36,8% l’ha ritenuta vera e il 20,3% non ha saputo esprimere una posizione. Un’analisi comparsa nel 2021 su Statistics and Public Policy aveva associato il voto postale a un livello complessivo contenuto di frodi; inoltre, tutti i 50 Stati prevedono controlli successivi allo scrutinio, seppure con procedure diverse.
La circolazione delle bufale
NewsGuard aveva contato 30 narrazioni false sulle elezioni al 23 ottobre, 13 delle quali basate su presunti brogli. Tre giorni più tardi il numero era salito a 32, con 14 contenuti dedicati alle frodi. Il conteggio riguarda soltanto i casi trovati e verificati dagli analisti, non l’intero insieme dei messaggi ingannevoli presenti in rete.
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X è comparsa come origine in 17 dei 30 casi rilevati il 23 ottobre. Su 189 messaggi esaminati e collegati alle falsità elettorali, il 93,1% non presentava una Community Note, cioè un’aggiunta degli utenti destinata a fornire elementi di verifica.
In Illinois, una macchina elettorale aveva segnalato a una votante che una parte della scheda era rimasta senza risposta. Il messaggio, concepito per permettere la correzione di una compilazione incompleta, è stato trasformato su X nella presunta prova di un ostacolo ai candidati repubblicani. La pubblicazione ha raccolto 1,6 milioni di visualizzazioni.
I falsi giornali locali
Un ulteriore canale è rappresentato dai siti “pink slime”, portali dall’aspetto di quotidiani indipendenti del territorio ma collegati a interessi politici. NewsGuard ne ha individuati 1.181 negli Stati Uniti, contro i 937 giornali locali tradizionali citati nel rapporto.
Tra questi figura Michigander News, nato da un comitato vicino ai repubblicani per colpire un candidato democratico al Senato in Michigan. Strutture con legami democratici hanno fatto ricorso a modelli simili in altri Stati contesi.
Nei test su candidati e argomenti affrontati da quelle pagine, i principali chatbot hanno menzionato un sito “pink slime” nel 48% delle risposte. NewsGuard ha inoltre verificato ChatGPT Images 2.5, lo strumento di OpenAI che produce immagini a partire da istruzioni testuali: su 20 richieste basate su accuse inventate contro candidati, 16 hanno generato immagini coerenti, tre sono state respinte e una ha mostrato una persona diversa.
Tra i risultati è comparsa anche una falsa fotografia di Ashley Hinson, candidata repubblicana, raffigurata a una festa con Jeffrey Epstein. OpenAI ha ricordato di vietare l’impiego dei propri strumenti per condizionare le elezioni e ha indicato SynthID, il contrassegno digitale invisibile associato alle immagini. Il test di NewsGuard ha comunque mostrato che le protezioni non hanno bloccato tutte le richieste esaminate.
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