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Tecnologia 2 min di lettura5 giorni fa

Bus, reclute ucraine incatenate? La foto tradisce l’IA

Un’immagine rilanciata sui social come prova di soldati ucraini bloccati dai propri connazionali non regge all’analisi: indizi visivi e controlli tecnici la collegano alla generazione artificiale.

La scena è stata presentata online come la dimostrazione di una presunta fuga impedita alle nuove reclute ucraine, ma diversi dettagli non tornano. L’immagine che ritrae uomini ammanettati su un pullman è finita al centro di una verifica e l’esito è netto: si tratta di un contenuto prodotto con intelligenza artificiale.


Il post che rilancia la storia

Tra i profili che hanno contribuito alla circolazione della foto compare Giorgio Bianchi, che ha accompagnato l’immagine con un commento in cui sostiene che quegli uomini non sarebbero trattenuti dai russi, bensì dai loro stessi connazionali. Nel testo pubblicato viene evocata l’idea che le nuove reclute possano scappare per non raggiungere il fronte.

La narrazione punta a descrivere una presunta costrizione interna all’esercito ucraino, ma la verifica porta in un’altra direzione. L’immagine è stata già esaminata da Delfi.lt, che ha individuato elementi incompatibili con una fotografia autentica.


Gli indizi che smontano la foto

Uno dei segnali più importanti è la filigrana digitale di OpenAI, invisibile a occhio nudo ma normalmente inserita dagli strumenti di generazione immagini nei contenuti creati artificialmente. A questo si aggiungono errori nella disposizione del pullman e dei passeggeri, che rendono la scena poco credibile.

Guardando le ultime file, infatti, la geometria dei sedili non coincide con quella che ci si aspetterebbe in un mezzo reale. In particolare, uno dei presunti soldati appare collocato in una posizione che non sarebbe possibile nella realtà.

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Dal video al falso audio

La stessa fonte collegata alla foto rimanda a un post Telegram di Vittorio Nicola Rangeloni, descritto da Reporters Without Borders come «propagandista italiano al servizio del Cremlino». Nel contenuto condiviso compare anche un breve video con un soldato ammanettato a bordo di un autobus.

Anche quel filmato presenta segnali coerenti con una creazione artificiale: dura soltanto 8 secondi, una durata frequente nei clip generati dall’IA. Inoltre l’audio, una voce femminile che sembra piangere per l’uomo ripreso, è stato analizzato con inVID e risulta sintetico. La conclusione della verifica è quindi che pure la traccia sonora è stata prodotta artificialmente.

L’articolo fa parte di un progetto di Meta contro notizie false e disinformazione sulle sue piattaforme social.

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