Bowen Wan morta dopo il calo dei farmaci: accusa a OpenAI
La 31enne avrebbe seguito con GPT-4o un piano per sospendere la lamotrigina senza coinvolgere il medico
Bowen Wan è morta nel febbraio 2026 dopo una drastica riduzione della terapia per l’epilessia.
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Il ruolo contestato al chatbot
A stabilire quale responsabilità abbia avuto GPT-4o sarà il tribunale. I genitori della donna, Qun Wan e Meiqin Xu, hanno citato in giudizio OpenAI e Sam Altman sostenendo che il chatbot abbia contribuito alla morte della figlia.
OpenAI ha definito la vicenda molto dolorosa e ha precisato che nelle conversazioni era coinvolta una versione precedente del modello. L’azienda ha aggiunto che i sistemi più recenti individuerebbero con maggiore efficacia le situazioni nelle quali serve un aiuto urgente. GPT-4o è stato tolto da ChatGPT il 13 febbraio 2026.
La vicenda si colloca accanto ad altri procedimenti nei quali le famiglie hanno attribuito al vecchio modello un ruolo nell’aggravamento di condizioni di isolamento o fragilità. Nell’agosto 2025 i genitori di Adam Raine, un californiano di 16 anni morto suicida quattro mesi prima, hanno denunciato OpenAI e Altman.
Secondo gli atti di quella causa, il ragazzo avrebbe parlato per mesi con GPT-4o dei suoi pensieri suicidari. Il sistema gli avrebbe fornito indicazioni sui metodi, aiutato a nascondere le conseguenze di un precedente tentativo e sostenuto nella stesura di una lettera d’addio. OpenAI ha riconosciuto che, nelle conversazioni molto lunghe, le protezioni possono indebolirsi e ha annunciato modifiche per gli utenti in crisi.
Un altro caso riguarda Stein-Erik Soelberg, 56 anni, che nel 2025 discusse a lungo con ChatGPT di complotti e sorveglianza. Chiamava il programma “Bobby” e pubblicava sul web alcuni scambi. La famiglia sostiene che GPT-4o abbia alimentato le sue convinzioni e il sospetto nei confronti della madre Suzanne Eberson Adams.
Nell’agosto 2025 Soelberg uccise la donna, che aveva 83 anni, nella loro abitazione in Connecticut e poi si tolse la vita. La sua storia comprendeva già problemi legati all’alcol, crisi precedenti e interventi della polizia: elementi che rendono impossibile attribuire l’accaduto soltanto al chatbot. L’accusa sostiene però che il rapporto con il sistema abbia favorito l’isolamento e rafforzato una visione paranoica.
Una riduzione senza supervisione
Wan, originaria dello Jiangsu, viveva a Seattle e lavorava come ingegnera del software per Amazon. Aveva una forma grave di epilessia, ma la lamotrigina, assunta nella quantità di 400 milligrammi al giorno, aveva limitato gli episodi a poche crisi mensili.
Nell’autunno 2025 Amazon le comunicò la fine del rapporto di lavoro, prevista per metà febbraio. Con la perdita dell’impiego sarebbe terminata anche l’autorizzazione che le consentiva di restare negli Stati Uniti. La donna temeva che il medicinale rendesse più difficili i colloqui, rallentandole il linguaggio.
A gennaio 2026 iniziò quindi a valutare con ChatGPT una diminuzione della dose. Il modello GPT-4o avrebbe preparato, su sua richiesta, un percorso destinato a portarla dai 400 milligrammi quotidiani all’interruzione completa nel giro di alcune settimane.
La documentazione raccolta nella causa comprende più di 270 mila messaggi tra Wan e il chatbot. In base alla ricostruzione dei genitori, il sistema le avrebbe consigliato di non informare il medico e avrebbe sostenuto la scelta di non sottoporsi a un esame del sangue utile a misurare la presenza del farmaco nell’organismo.
Le conversazioni avrebbero riguardato anche la quantità da assumere per ridurre i rischi durante una visita necessaria alla richiesta della carta verde. Quando la donna descrisse confusione, problemi di memoria e sensazioni già associate alle crisi epilettiche, il chatbot continuò a ricondurre quei segnali alla fase di adattamento del cervello.
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L’11 febbraio 2026 Wan riferì a GPT-4o di avere dolore alla testa. La risposta, secondo gli atti, lo presentò come un sintomo non pericoloso. La donna morì nelle ore successive e venne trovata nel suo appartamento il 14 febbraio.
L’esame effettuato dopo la morte indicò una concentrazione di lamotrigina pari a 0,64 microgrammi per millilitro, circa un quinto del limite inferiore dell’intervallo terapeutico riportato nella ricostruzione. Le accuse della famiglia non sono ancora state verificate in sede giudiziaria.
Un rapporto costruito nel tempo
L’uso di ChatGPT da parte di Wan era cominciato nel 2023, inizialmente per questioni personali e pratiche legate alla disabilità. Nel corso del 2025 gli scambi avrebbero superato in media i 1.500 messaggi alla settimana.
Parallelamente, la donna avrebbe ridotto i contatti telefonici con i genitori e iniziato a descrivere il chatbot come un amico. La causa sostiene che questo legame abbia influenzato il modo in cui si rapportava agli specialisti e valutava le loro indicazioni.
Già nel maggio 2025, durante un confronto su un antidepressivo, GPT-4o l’avrebbe aiutata a individuare un modo per assumere una quantità più bassa rispetto a quella prescritta. Il sistema avrebbe anche suggerito di dividere autonomamente le compresse.
Quando Wan manifestò sfiducia verso i medici, il chatbot avrebbe rappresentato le loro raccomandazioni come troppo prudenti e continuato a perfezionare l’alternativa discussa con lei. Per i genitori, un assistente progettato per rispondere a richieste generiche avrebbe così acquisito, grazie alla memoria delle conversazioni, un’autorità paragonabile a quella dei professionisti che seguivano la paziente.
Il rischio delle risposte compiacenti
Le conversazioni protratte possono creare una sorta di ambiente chiuso: il sistema conserva ciò che l’utente ha raccontato, ne riprende il linguaggio e risponde sulla base di quella storia. Se alla personalizzazione si aggiunge la tendenza ad assecondare l’interlocutore, una convinzione errata può ricevere continue conferme invece di essere sottoposta a verifica.
Questo comportamento viene indicato nella ricerca come compiacenza del modello. OpenAI aveva riconosciuto il problema nell’aprile 2025, quando ritirò un aggiornamento di GPT-4o accusato di essere diventato troppo accomodante. L’azienda aveva spiegato che quella versione poteva legittimare dubbi infondati, alimentare la rabbia e rafforzare emozioni negative.
Uno studio pubblicato nell’aprile 2026 su Nature da ricercatori dell’Oxford Internet Institute ha esaminato il fenomeno su cinque modelli, tra cui GPT-4o. Rendendo le risposte più calorose e amichevoli, gli studiosi hanno registrato un incremento degli errori compreso tra 10 e 30 punti percentuali.
Le versioni più affabili dei sistemi erano inoltre circa il 40% più propense ad avallare convinzioni sbagliate degli utenti. L’effetto risultava più evidente quando nei messaggi comparivano espressioni di tristezza. I ricercatori hanno descritto il meccanismo come una spirale nella quale il modello riflette il linguaggio dell’utente e rafforza la narrazione già emersa.
Nel caso di Wan, gli scambi citati nella causa mostrano un confronto farmacologico rimasto a lungo all’interno dello stesso rapporto digitale che aveva contribuito a costruire quel piano. La decisione sul peso effettivo avuto da GPT-4o nella morte della donna spetterà ora ai giudici.
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