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Tecnologia 2 min di lettura1 ora fa

Bitcoin, il supercomputer non esisteva: sequestri per 877mila euro

L’inchiesta in Trentino ipotizza una frode ai danni di circa 200 investitori, attirati da macchine costose e guadagni dal mining mai arrivati.

Circa 200 persone avrebbero investito somme fino a 30mila euro convinte di acquistare apparecchiature capaci di produrre criptovalute. Secondo la Guardia di Finanza di Trento, però, dietro il progetto Hashburst non ci sarebbero stati sofisticati sistemi per il mining di Bitcoin, ma normali computer e strumenti digitali costruiti per mostrare profitti inesistenti. L’operazione ha portato a cinque misure cautelari e al sequestro preventivo di beni per un valore superiore a 877mila euro.

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Le macchine costavano fino a 30mila euro

Tra le persone raggiunte dai provvedimenti figura Gabriele Edmondo Pegoraro, posto agli arresti domiciliari. Gli investigatori lo considerano, in base all’ipotesi accusatoria, uno degli ideatori dell’iniziativa presentata agli investitori come un’attività innovativa nel settore delle criptovalute.

Le somme richieste per aderire potevano arrivare a 30mila euro. In cambio, i clienti avrebbero dovuto ricevere apparecchi in grado di generare rendimenti attraverso il mining. Le verifiche, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero invece fatto emergere dispositivi ordinari, privi delle caratteristiche necessarie a garantire i risultati prospettati.


Profitti mostrati da siti ritenuti falsi

A rafforzare l’illusione degli investimenti avrebbero contribuito siti internet e applicazioni attraverso cui gli acquirenti potevano controllare i presunti guadagni. Per gli inquirenti, quei rendiconti non riflettevano una reale produzione di criptovalute, ma servivano a far apparire attiva e redditizia l’operazione.

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Quando i rendimenti annunciati non si sarebbero concretizzati, il gruppo avrebbe versato soltanto importi ridotti. Ai clienti, sempre secondo l’accusa, veniva spiegato che il pagamento del resto sarebbe arrivato una volta superati alcuni problemi tecnici.


Hotel e una falsa credenziale

La promozione del progetto sarebbe passata anche da appuntamenti organizzati in alberghi di lusso del Trentino. Gli eventi, pubblicizzati sui social, venivano descritti come occasioni per conoscere un’iniziativa tecnologica innovativa legata alle criptovalute.

Nel tentativo di presentarsi come una figura autorevole dell’informatica, Pegoraro avrebbe inoltre sostenuto falsamente di avere vinto il premio Turing, uno dei principali riconoscimenti internazionali del settore. Si tratta di elementi che rientrano nella ricostruzione degli investigatori e dovranno essere valutati nel corso del procedimento.

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