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Tecnologia 4 min di lettura7 ore fa

Alphabet brucia 500 miliardi dopo i conti sull'IA

Il titolo ha ceduto oltre il 12%: ricavi della ricerca sotto le attese e monetizzazione dell’IA ancora debole

Alphabet ha perso oltre il 12% in Borsa dopo la diffusione dei risultati del terzo trimestre 2026, con circa 500 miliardi di dollari di capitalizzazione svaniti in una sola seduta. Il mercato ha reagito soprattutto ai dubbi sulla capacità di trasformare rapidamente le nuove ricerche basate sull’intelligenza artificiale in entrate pubblicitarie.

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La pubblicità nelle risposte dell’IA

Philipp Schindler, responsabile commerciale di Google, ha spiegato agli analisti che l’aumento delle interrogazioni attraverso AI Mode ha contribuito a rallentare il giro d’affari della ricerca. Oggi, infatti, questo tipo di consultazioni produce ricavi inferiori rispetto alle ricerche tradizionali.

«In AI Mode molte delle ricerche avvengono nelle fasi iniziali del percorso d’acquisto, consentendoci di intercettare nuove intenzioni commerciali di alto valore», ha detto Schindler durante la presentazione dei conti. Secondo il dirigente, molte di queste richieste si aggiungono a quelle già effettuate con il metodo classico e potrebbero quindi generare nuove occasioni commerciali.

Google ha già iniziato a inserire annunci dentro AI Mode, partendo dagli Stati Uniti e allargando gradualmente il servizio ad altri mercati. Resta tuttavia da capire quanto gli utenti interagiranno con quei contenuti e se il loro rendimento potrà avvicinarsi a quello degli annunci mostrati tra i risultati tradizionali.


ChatGPT attira gli inserzionisti

La corsa alla pubblicità nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale coinvolge anche OpenAI. Alla fine di agosto 2026, meno di 200 giorni dopo l’avvio degli annunci su ChatGPT, la società aveva comunicato un ritmo annualizzato di ricavi pubblicitari pari a un miliardo di dollari.

Il 21 ottobre OpenAI ha inoltre reso noto che più di 100.000 inserzionisti avevano già avviato campagne sulla piattaforma. Il servizio risultava disponibile in 89 Paesi, Italia compresa, anche se la tenuta economica del modello sul lungo periodo non è ancora dimostrata.

Gli annunci nelle risposte automatiche pongono problemi diversi rispetto a un collegamento sponsorizzato collocato in una pagina di risultati. Google e OpenAI hanno scelto di mantenere le inserzioni riconoscibili e separate dai testi prodotti dai rispettivi sistemi di intelligenza artificiale.


Ricavi della ricerca sotto previsione

Nel terzo trimestre, la ricerca Google ha generato 63,35 miliardi di dollari, contro i 56,57 miliardi dello stesso periodo del 2025. L’incremento è stato quindi di quasi 6,8 miliardi, ma il dato è rimasto sotto i circa 65 miliardi attesi dagli analisti, con una differenza negativa vicina al 2,5%.

Anche il ritmo di crescita ha mostrato un rallentamento. L’aumento dei ricavi era stato del 19% nei primi tre mesi dell’anno e del 17% nel secondo trimestre, prima di scendere al 12% nei tre mesi conclusi a settembre.

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Per Alphabet il risultato si è sommato ad altri tre fattori di pressione: entrate pubblicitarie inferiori alle previsioni, una trasformazione ancora lenta dell’IA in ricavi e un forte impiego di liquidità per finanziare gli investimenti tecnologici.


Il nuovo funzionamento di Google

Per anni il principale meccanismo economico del motore di ricerca è stato legato agli annunci mostrati accanto ai collegamenti. Chi cercava un volo, un albergo o un prodotto poteva vedere le offerte delle aziende proprio mentre manifestava interesse per un acquisto.

Le panoramiche generate dall’IA modificano questo percorso. L’utente formula una domanda in linguaggio naturale e riceve una sintesi direttamente nella pagina, spesso senza dover visitare altri siti. Con AI Mode, inoltre, la consultazione assume la forma di un dialogo prolungato, simile a quello offerto da ChatGPT.

La crescita dell’utilizzo non manca. Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet, ha riferito che nel trimestre il numero complessivo delle ricerche ha registrato il tasso di aumento annuo più elevato degli ultimi cinque anni. Le richieste rivolte ad AI Mode sono inoltre, in media, tre volte più lunghe di quelle convenzionali.


La scelta contro i chatbot

Alphabet ha accelerato sull’IA anche per difendere il proprio accesso alle ricerche degli utenti. ChatGPT e Perplexity hanno ampliato le loro funzioni fino a svolgere compiti un tempo affidati quasi esclusivamente ai motori di ricerca, compresi suggerimenti su prodotti e acquisti.

Il rischio per Google era che una parte del pubblico iniziasse a rivolgersi direttamente ai chatbot, sottraendo traffico e quindi anche impressioni pubblicitarie. Integrare l’IA nel proprio servizio ha permesso ad Alphabet di presidiare quel comportamento, accettando però una resa iniziale più bassa per alcune consultazioni.

Pichai ha accostato questa trasformazione al passaggio verso gli smartphone avvenuto più di dieci anni fa: prima l’obiettivo è stato migliorare l’esperienza, mentre la definizione del modello economico è arrivata in seguito. La società punta ora sul fatto che le risposte conversazionali inducano gli utenti a porre più domande e aprano nuove occasioni pubblicitarie.

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