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Tecnologia 5 min di lettura3 ore fa

Adobe clonata dall’IA: il vero rischio non è la qualità delle app

ArtCraft ha creato dodici alternative gratuite ai programmi Adobe con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: sono ancora immature, ma mostrano quanto si sia abbassato il costo dello sviluppo.

Il nodo più delicato riguarda la proprietà intellettuale. ArtCraft afferma di avere ricostruito le applicazioni in “camera bianca”, cioè senza utilizzare il codice o gli elementi grafici di Adobe, ma partendo dalla documentazione disponibile e dall’osservazione del comportamento dei programmi originali. La definizione, tuttavia, è già oggetto di discussione tra gli addetti ai lavori.

Il metodo tradizionale prevede che un gruppo analizzi il prodotto esistente e descriva come funziona, mentre un secondo gruppo, separato dal primo, realizza il nuovo codice senza aver visto quello originario. Se la stessa intelligenza artificiale studia l’applicazione e poi ne produce una versione alternativa, quella distinzione diventa molto meno netta. La ricostruzione senza copia diretta del codice è stata generalmente considerata lecita, ma il caso ArtCraft lascia aperti interrogativi sulla responsabilità e sull’interpretazione delle regole.


Il modello economico è sotto pressione

La riduzione dei costi di sviluppo potrebbe incidere anche sugli abbonamenti. I programmi proprietari hanno prezzi elevati perché dietro ogni nuova funzione ci sono anni di progettazione, aggiornamenti e assistenza; se una parte di quel lavoro viene svolta da agenti capaci di generare e correggere codice, la pressione sui listini può aumentare.

Brandon Thomas ha collegato apertamente il progetto alla sua avversione per le penali applicate alla disdetta dei servizi. «Mi hanno addebitato la penale di cancellazione in più occasioni e da allora li detesto», ha scritto su Reddit. Alla domanda sul costo dell’impresa, ha risposto che «il prezzo si paga una volta sola». La formula, però, non tiene conto delle spese continue necessarie per mantenere un programma sicuro, aggiornato e compatibile con i sistemi operativi.

Anche l’idea di applicazioni completamente gratuite va precisata. ArtCraft prevede infatti di sostenersi attraverso la vendita dell’accesso alle funzioni generative basate sull’intelligenza artificiale integrate nei diversi strumenti. Non si tratta quindi della scomparsa di ogni modello commerciale, ma dello spostamento del pagamento verso servizi specifici.


Dodici app nate in poche settimane

Il progetto ha iniziato a emergere su GitHub tra il 30 settembre e i primi giorni di ottobre. A inizio ottobre Brandon Thomas, ingegnere del software con 15 anni di esperienza e fondatore di ArtCraft, ha presentato versioni a codice aperto e utilizzabili senza costi di sette applicazioni ispirate ai prodotti più noti di Adobe.

Il catalogo ufficiale comprende oggi dodici programmi, disponibili su più sistemi oppure utilizzabili attraverso il web. PhotoCraft guarda a Photoshop, VectorCraft a Illustrator, FilmCraft a Premiere, LightCraft a Lightroom, PdfCraft ad Acrobat, EffectCraft ad After Effects e DesignCraft a InDesign. WordCraft, GridCraft e DeckCraft riprendono rispettivamente l’impostazione di Word, Excel e PowerPoint, mentre SoundCraft e CADCraft puntano sull’audio e sulla progettazione tecnica.

La notizia è stata segnalata il 7 ottobre da PetaPixel e poi ripresa da diverse pubblicazioni specializzate. A rendere il caso particolarmente rilevante non è soltanto la somiglianza funzionale con i programmi esistenti, ma la rapidità dell’operazione: un singolo sviluppatore, affiancato da strumenti di intelligenza artificiale, ha prodotto in poche settimane un’intera famiglia di applicazioni.


La qualità non consente ancora il salto

Le alternative di ArtCraft non possono essere considerate sostituti pronti di Creative Cloud, il pacchetto in abbonamento che riunisce oltre 20 programmi e servizi Adobe. PhotoCraft si trova ancora in una fase sperimentale molto iniziale e non dispone di vari strumenti, delle funzioni generative e del sostegno alle estensioni create da terzi.

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Secondo le stime pubblicate dal progetto, LightCraft riproduce circa l’81% delle funzioni di Lightroom, ma l’efficacia si riduce nell’uso quotidiano. FilmCraft incontra difficoltà con alcuni formati video, con i progetti provenienti da Premiere e con le lavorazioni più impegnative. PdfCraft dichiara invece di offrire, per il momento, circa metà delle funzioni di Acrobat Pro utilizzabili senza collegamento alla rete.

Le dichiarazioni di Thomas hanno seguito una traiettoria altrettanto instabile. Dopo avere previsto il raggiungimento della piena equivalenza entro un mese e avere scritto di aver ricreato Photoshop «in un colpo solo. Tutto intero», il fondatore ha ridimensionato le aspettative. Il 5 ottobre, con l’arrivo del progetto su Hacker News, ha riconosciuto che le applicazioni erano ancora in una fase iniziale e molto lontane dall’essere pronte; per arrivare al 99% di corrispondenza, secondo quanto riferito da Ars Technica, serviranno mesi, non anni.


La barriera dello sviluppo si abbassa

Il significato della vicenda va quindi cercato meno nelle prestazioni attuali e più nel rapporto tra competenze, tempo e dimensione dei gruppi di lavoro. Thomas sostiene che i modelli di intelligenza artificiale gli permettano di operare come se avesse alle spalle un’intera azienda. La distanza rispetto ai prodotti maturi resta ampia, ma il ritmo con cui è stata ridotta rappresenta il dato più significativo.

Il fondatore dice di lavorare all’interno di un gruppo che realizza strumenti per i filmmaker e di disporre di un progetto completamente finanziato. Il codice è affiancato da prove, documentazione e segnalazioni degli utenti. L’intelligenza artificiale ha accelerato la produzione, ma non ha eliminato la necessità di progettare le funzioni, verificare il risultato e correggere gli errori.

Thomas ha inoltre respinto l’idea di essere un programmatore occasionale che si limita a impartire comandi ai modelli senza comprendere ciò che accade nel codice. Ha ricordato di avere 15 anni di esperienza e di avere lavorato su sistemi di pagamento, robotica e automazione ottica. La novità, dunque, non consiste nella sostituzione della competenza, bensì nella possibilità di far rendere quella competenza con una squadra molto più piccola.


Chi rischia di più

Per decenni la complessità tecnica ha impedito a piccoli gruppi e singoli professionisti di competere con i grandi produttori. Realizzare un programma paragonabile a Photoshop o Premiere richiedeva investimenti ingenti e numerosi specialisti. Se gli agenti di intelligenza artificiale rendono replicabili alcune funzioni con meno risorse, la domanda di sviluppatori potrebbe cambiare, soprattutto nelle attività ripetitive.

La conseguenza non riguarderebbe soltanto le grandi aziende. I primi a subire la pressione potrebbero essere gli sviluppatori indipendenti: una società composta da cinque o dieci persone può spendere mesi per concepire e costruire un’applicazione, mentre un concorrente dotato degli strumenti giusti potrebbe saltare parte di quel percorso e realizzare rapidamente una copia funzionale. La capacità di scegliere cosa sviluppare, controllarne l’affidabilità e garantirne la qualità diventerebbe quindi ancora più importante.

Per chi usa Adobe professionalmente, invece, la decisione immediata non cambia. Le applicazioni di ArtCraft sono ancora troppo immature per sostituire il lavoro quotidiano basato su Creative Cloud. Il loro valore, almeno per ora, sta soprattutto nell’avere mostrato che una barriera considerata per anni quasi invalicabile può essere affrontata con risorse e tempi molto più contenuti.

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