A Hormuz entra in scena il laser: si mira con un gamepad
Gli Stati Uniti stanno trasferendo le armi a energia diretta dai test all’impiego operativo, affidandone il controllo anche a interfacce derivate dai videogiochi.
Joystick e grilletti simili a quelli di una console possono diventare strumenti per dirigere sistemi laser militari statunitensi. Washington sta infatti spostando questa tecnologia dai laboratori verso contesti operativi, inclusa l’area dello Stretto di Hormuz.
La scelta di utilizzare comandi familiari non è soltanto una curiosità tecnologica. I moderni gamepad consentono di gestire movimenti articolati in modo rapido e preciso, riducendo il tempo necessario per formare gli operatori.
Il controllo passa da un’interfaccia familiare
Alcuni apparati vengono azionati tramite controller modificati, con un’impostazione molto vicina a quella dei dispositivi impiegati per le console Xbox. Pulsanti, leve analogiche e grilletti sono disposti per essere raggiunti velocemente durante le operazioni.
Per chi deve usare il sistema, questo approccio può risultare più immediato rispetto a una strumentazione progettata da zero. L’operatore non si trova così davanti a un pannello completamente estraneo, ma a una configurazione basata su gesti e comandi già intuitivi.
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Perché il laser interessa la difesa
L’interesse verso queste armi è cresciuto soprattutto con la diffusione dei droni, spesso economici e difficili da contrastare con strumenti tradizionali. Utilizzare un missile per abbattere un bersaglio dal valore contenuto può infatti creare uno squilibrio nei costi della difesa.
Un sistema laser richiede invece una disponibilità adeguata di energia e, una volta operativo, può effettuare ingaggi a un prezzo potenzialmente molto più basso rispetto a quello di un intercettore convenzionale. Per questo motivo gli Stati Uniti e altri Paesi stanno valutando con crescente attenzione questa soluzione, che ora viene osservata anche in scenari reali come quello di Hormuz.
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