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Sport 1 min di lettura6 giorni fa

Tre talenti, tre segnali precoci: così l’Albinoleffe ha capito tutto

Malenchini ripercorre i primi passi di Pessina, Doumbia e Zoma nel vivaio bergamasco, raccontando i dettagli che fecero intuire subito il loro potenziale.

Quando arrivarono al settore giovanile dell’Albinoleffe, i segnali non passarono inosservati. Per il direttore del vivaio Marco Malenchini, infatti, i tre nomi finiti oggi tra i convocati del ct Roberto Mancini avevano già mostrato caratteristiche molto nette fin dal primo contatto con l’ambiente bergamasco.

A partire da Massimo Pessina, oggi al Bologna, fino a Issa Doumbia dello Sporting Lisbona e Mohamed Alì Zoma del Norimberga, il percorso dei tre è rimasto impresso proprio per alcuni dettagli iniziali. Malenchini, in un’intervista a Tuttosport, ha rievocato quei primi allenamenti come il momento in cui il potenziale era già riconoscibile.


Pessina e quella maglia da Yashin

Il caso più immediato, secondo il dirigente, fu quello del portiere Massimo Pessina. Il primo giorno si presentò con la maglia di Yashin e, racconta Malenchini, fu un indizio che colpì subito chi lavorava con i numeri uno.

Il direttore del vivaio spiega che, osservandolo, lui e i preparatori dei portieri arrivarono alla stessa conclusione: avrebbe fatto il portiere senza dubbi. A convincerli non fu solo l’abbigliamento, ma anche il modo in cui si muoveva e affrontava ogni esercizio, sempre con una notevole dose di sicurezza.

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Doumbia e Zoma, qualità diverse ma evidenti

Per Issa Doumbia, oggi allo Sporting Lisbona, il profilo apparve diverso: Malenchini ricorda un ragazzo con ottime basi tecniche e una lettura del gioco già matura. All’inizio, però, mancava ancora qualcosa sul piano fisico; più avanti, con il passaggio alla Primavera, il suo rendimento cambiò passo e il suo profilo si completò.

Mohamed Alì Zoma, poi, lasciò un’impressione diversa ancora. Al primo impatto appariva più chiuso, meno immediato nei modi, ma aveva una rapidità di corsa e una frequenza di passo che lo rendevano difficilissimo da contenere. Proprio quella caratteristica, secondo Malenchini, faceva intuire il tipo di attaccante che sarebbe diventato.

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