Totti e la Roma, il ritorno resta possibile: «I matrimoni si fanno in due
Nel racconto dei suoi 50 anni, l’ex capitano giallorosso parla di dirigenza, ricordi di campo, allenatori e del futuro della maglia numero 10
La possibilità di rivedere Francesco Totti dentro la Roma non è del tutto tramontata, ma per l’ex capitano servono condizioni precise. L’ex numero 10 ha spiegato di non voler occupare un ruolo puramente simbolico, mentre sul presente del club ha espresso fiducia nel lavoro di Gian Piero Gasperini e prudenza sull’eventuale consegna della sua maglia a Paulo Dybala.
Il ritorno dipende dal ruolo
Parlando del suo rapporto con la società, Totti ha chiarito che un eventuale rientro richiederebbe la volontà di entrambe le parti. «I matrimoni si fanno in due, l'ho sempre detto», ha affermato, ricordando di aver rinunciato a tre anni di contratto da dirigente perché non si riconosceva in una posizione priva di responsabilità concrete.
Il suo distacco, ha spiegato, non nasce dunque da un allontanamento emotivo dalla Roma, ma dal rifiuto di sentirsi inutilizzato. Totti ha anche precisato di non aver condizionato le scelte della dirigenza quando era capitano e giocatore centrale nel progetto, pur riconoscendo di avere avuto un peso diverso rispetto agli altri componenti della rosa.
Dybala deve aspettare
Sul futuro della squadra, l’ex capitano ha promosso Gasperini, considerandolo tra i tecnici più qualificati della Serie A. A suo giudizio, il rendimento ottenuto all’Atalanta rappresenta una garanzia, ma il nuovo allenatore potrà incidere davvero soltanto se avrà piena autonomia nelle decisioni.
Quanto a Dybala, Totti ha lasciato alla società la scelta sulla numero 10, invitando però a non legare una responsabilità tanto importante a poche prestazioni positive. Per lui quella maglia dovrebbe entrare in un progetto duraturo, non essere assegnata sulla spinta dell’entusiasmo del momento.
I ricordi di un campione
Nel bilancio tracciato per il suo 50° compleanno, Totti ha ammesso che il passare del tempo non lo spaventa, anche se l’impossibilità di giocare gli lascia una sensazione di smarrimento. Il rimpianto più grande riguarda Ronaldo, il Fenomeno, con cui avrebbe voluto condividere lo spogliatoio: secondo Totti, avrebbe potuto esaltarne ancora di più il talento.
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Il brasiliano resta il compagno mancato, mentre Maradona rappresenta per lui l’essenza stessa del calcio. Di fronte al confronto tra CR7 e Messi, invece, Totti ha definito entrambi fuori dall’ordinario, quasi impossibili da descrivere con un solo aggettivo.
Da Sacchi agli allenatori
Se avesse lasciato la Roma, la destinazione preferita sarebbe stata il Milan. Da ragazzo Totti seguiva con particolare interesse la squadra degli anni di Arrigo Sacchi e dei giocatori olandesi, affascinato da un gruppo capace di proporre un calcio spettacolare e di vincere molto.
Ripensando alle proprie giocate, ha raccontato di intuire spesso in anticipo la soluzione da tentare. Rivedere oggi alcuni di quei gesti tecnici lo sorprende ancora, perché in certe occasioni non riconosce precedenti simili in altri calciatori.
Tra gli allenatori, Carlo Mazzone e Zdenek Zeman sono quelli che, secondo Totti, seppero comprenderlo meglio. Con Ottavio Bianchi il rapporto fu invece più complicato, anche a causa della giovane età del giocatore; Totti ha ricordato inoltre il ritorno del dialogo con Luciano Spalletti e la necessità, nel calcio, di lasciarsi alle spalle gli episodi del passato, riconoscendo anche alcuni propri errori dentro e fuori dal campo.
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