Totti a 50 anni: il padre severo e la paura dopo l’addio
Nel colloquio per il suo compleanno, l’ex capitano della Roma ripercorre il gol più amato, l’educazione ricevuta e il difficile passaggio alla vita dopo il calcio.
Enzo Totti non regalava complimenti al figlio, nemmeno quando Francesco segnava due reti. Quella durezza, riletta oggi, viene descritta dall’ex capitano della Roma come una lezione severa ma piena d’affetto, capace di accompagnarlo per tutta la carriera.
Enzo Totti, severità e affetto
Per decenni il padre non ha mai celebrato apertamente i suoi risultati. Francesco racconta che, dopo una doppietta, si sentiva ancora definire una “pippa”, perché secondo Enzo avrebbe dovuto arrivare a quota tre. Da ragazzo si confidava con la madre, chiedendosi se quelle parole nascondessero antipatia o una reale delusione.
La risposta della madre era opposta: il padre, spiegava, era in realtà felicissimo dei suoi traguardi. Totti riconosce a Enzo il merito di avergli trasmesso educazione e valori, pur ricordando un rapporto particolare. Oggi, con i propri figli, ammette di adottare lo stesso metodo: “Ma te lo dice apposta. Lui è contento, è stracontento di te”. Enzo Totti è scomparso nell’ottobre 2020.
Il ricordo del gol più raffinato
Tra i 307 centri realizzati, Totti indica una rete all’Udinese all’Olimpico come una delle più riuscite, lasciando fuori dalla scelta alcuni gol segnati a Genova, Milano e nel derby. L’azione nacque dopo un gesto tecnico di Batistuta, autore di un pallonetto accennato.
Totti ricorda di aver controllato il pallone di testa, con il corpo rivolto verso la porta e il difensore Bertotto forse addosso. Poi, senza girarsi, colpì al volo spedendo la conclusione all’incrocio sul secondo palo, dove si trovava De Sanctis.
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L’addio fu il vero trauma
Il momento più luminoso della carriera resta invece legato all’esordio in Serie A, datato 28 marzo 1993 contro il Brescia. Quella partita rappresentava il sogno inseguito da ogni bambino che immagina di diventare calciatore, e per Totti fu l’inizio di un percorso durato molti anni.
A sorpresa, il ricordo più doloroso non coincide con gli infortuni, considerati parte del mestiere, ma con la conclusione dell’attività agonistica. Nel colloquio pubblicato da Il Corriere dello Sport nei giorni dei suoi 50 anni, Totti spiega che l’uscita dal calcio gli fece paura: “Quando volti pagina non sai ancora cosa troverai”.
La difficoltà nasceva anche dalla perdita di una quotidianità rigidamente organizzata, fatta di orari, pause e gesti ripetuti. Dopo 30, 35 anni trascorsi dentro quella routine, la consapevolezza di non poterla più vivere lasciava un vuoto da colmare con esperienze nuove.
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