Taarabt senza filtri: il Milan, Kakà e il retroscena su Inzaghi
L’ex talento rossonero ripercorre l’esperienza a Milano, racconta gli episodi più discussi e valuta il lavoro di Amorim con Moreira e Ramos.
Adel Taarabt torna sugli anni al Milan e lo fa senza risparmiare dettagli sorprendenti: dal mancato riscatto deciso dopo l’arrivo di Filippo Inzaghi fino alla lite con Kakà durante un allenamento. L’ex fantasista marocchino ha parlato anche dell’attuale squadra rossonera, soffermandosi in particolare su Ruben Amorim, Diego Moreira e Gonçalo Ramos.
Il suo racconto alterna rimpianti, aneddoti dello spogliatoio e giudizi sui compagni incontrati lungo la carriera. Tra questi c’è Luka Modrić, che quando Taarabt aveva appena 18 anni lo accostò a Zinédine Zidane.
Il rimpianto resta il Milan
Il capitolo più doloroso riguarda la stagione 2013-2014. Taarabt sostiene che il mancato riscatto non dipese dalle sue prestazioni, ma dalla scelta del nuovo allenatore: «Inzaghi non voleva tenermi. Semplice». In quei mesi, secondo il suo ricordo, aveva segnato quattro gol e servito due assist, riuscendo a mettersi in evidenza anche accanto a giocatori come Robinho, Kakà e Mario Balotelli.
L’ex calciatore ha invece ricordato con grande affetto Clarence Seedorf, descritto come una figura quasi paterna. L’esordio in Champions League contro l’Atlético Madrid rimane uno dei momenti più significativi della sua esperienza rossonera: dopo una prestazione molto positiva nella gara d’andata, Taarabt era convinto di poter restare, ma la conferma non arrivò.
La delusione ebbe conseguenze pesanti sul piano personale e lo fece sprofondare in depressione. A quel mancato prolungamento aggiunge il trasferimento mai concretizzato al Paris Saint-Germain: sono questi, a suo dire, i due rimpianti principali della carriera.
Kakà e Abate, tensioni in campo
Taarabt ha anche chiarito l’episodio più controverso del suo periodo milanese, quello in cui arrivò a prendere Kakà per il collo. Durante un’esercitazione tra attaccanti e difensori, non aveva servito il brasiliano, che lo avrebbe rimproverato a lungo. Dopo alcuni minuti di discussione, il marocchino perse il controllo per un istante; in seguito, entrambi si scusarono.
Meno grave, ma frequente, era il confronto con Ignazio Abate. Quando Seedorf lo schierava sulla fascia destra e Abate agiva da terzino, il difensore gli dava indicazioni continue su movimenti offensivi e ripiegamenti. Taarabt ammette di avergli intimato di tacere, pur precisando che Abate restava una persona straordinaria e che il problema riguardava soltanto il suo atteggiamento durante le partite.
Il fantasista respinge però l’immagine di un giocatore ingestibile. Ricorda di aver divertito i compagni in allenamento con numeri tecnici, doppi passi e colpi spettacolari. Balotelli, racconta, lo paragonava persino a Neymar, mentre fuori dal campo la sua vita milanese comprendeva ristoranti e serate in discoteca, spesso insieme ad altri calciatori.
Il giudizio su Amorim e Moreira
Taarabt conosce Amorim dai tempi del Benfica, pur non avendo condiviso con lui il campo da giocatore. Lo considera un tecnico di alto livello, diretto e disposto a escludere dalla rosa chi non segue le sue indicazioni. Il marocchino lo avvicina a Gian Piero Gasperini per la centralità attribuita al gruppo rispetto al singolo elemento.
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Secondo Taarabt, l’allenatore portoghese potrebbe in futuro tornare al Benfica, club nel quale aveva già lavorato. La sua conoscenza dell’ambiente e il modo schietto di comunicare, a suo giudizio, rappresentano caratteristiche decisive del suo profilo.
Su Diego Moreira il giudizio è particolarmente positivo. I due sono amici dai tempi del Benfica e Taarabt gli aveva parlato prima del trasferimento al Milan, avvertendolo delle pressioni che avrebbe incontrato in una società di grandi dimensioni.
L’ex rossonero descrive Moreira come un ragazzo umile, sorridente e capace di coprire tutta la fascia grazie a un’intensità elevata. La doppietta realizzata contro la Lazio viene considerata soltanto un primo assaggio delle sue possibilità: con Amorim, sostiene Taarabt, l’esterno può ancora migliorare molto.
Ramos deve trovare la sua posizione
Più articolata è l’analisi su Gonçalo Ramos, altro giocatore conosciuto da Taarabt ai tempi del Benfica. Lo considera un attaccante di valore, ma non è convinto che il ruolo ideale sia quello del centravanti puro.
Nel Benfica B, ricorda, Ramos partiva spesso dalla fascia, riceveva palla e attaccava gli spazi con grande potenza. Al Milan, invece, avrebbe mostrato qualche difficoltà nel giocare spalle alla porta. Per Taarabt può agire da seconda punta e resta comunque un elemento disposto a sacrificarsi per la squadra.
Nella gara contro la Juventus, secondo il marocchino, Ramos è rimasto troppo isolato in area. Il tempo e il lavoro di Amorim potrebbero però consentire all’allenatore di sfruttarne meglio le qualità.
Modrić lo chiamava Zizou
Tra i ricordi più lusinghieri c’è quello legato a Luka Modrić. Quando Taarabt aveva 18 anni, il centrocampista croato lo chiamava “Zizou”, sostenendo che il suo modo di giocare ricordasse quello di Zidane.
Il complimento assume un peso particolare perché arrivava da un calciatore destinato a vincere il Pallone d’Oro. Taarabt lo considera ancora oggi uno degli attestati più significativi ricevuti durante la carriera.
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