Spalletti, la Juve chiede tutto: il retroscena sul figlio e i giovani
Il tecnico bianconero racconta il sacrificio di Federico, indica gli obiettivi della squadra e si sofferma sulle qualità di McKennie, Alajbegovic e Zhegrova.
La scelta di Federico è uno dei passaggi più personali raccontati da Luciano Spalletti nella seconda parte dell’intervista concessa a Tuttosport. Quando il padre è arrivato alla Juventus, il figlio, già osservatore del club, ha preferito trasferirsi al Genoa per costruirsi un percorso autonomo nel talent scouting.
Spalletti ha spiegato che Federico non voleva essere identificato attraverso il cognome e che aveva annunciato con chiarezza la propria decisione. Per il tecnico, quel gesto conferma la volontà del figlio di trovare una strada professionale indipendente.
La Juve dovrà meritarsi tutto
Secondo Spalletti, la Juventus non concede privilegi: ogni giorno giocatori e staff devono dimostrare con il lavoro di essere all’altezza della maglia. La conquista della fiducia del pubblico, ha osservato, richiede molto più di una vittoria ottenuta con un’unica occasione da gol.
Il tecnico chiede quindi una squadra capace di lasciare tutto sul campo e di giocare con intensità. L’obiettivo è rendere orgogliosi i tifosi, senza fissare in anticipo il punto d’arrivo: la direzione della stagione dipenderà dall’atteggiamento mostrato quotidianamente.
Anche il bilancio dell’annata precedente resta un riferimento importante. A Spalletti è pesato soprattutto il calo rispetto al rendimento espresso per gran parte del campionato, una flessione che, a suo giudizio, è costata l’accesso alla Champions League.
Giovani e duttilità per cambiare passo
Tra i giocatori osservati con maggiore interesse c’è Alajbegovic, ritenuto dal tecnico un talento in grado di sorprendere. Per favorirne la crescita, la Juventus dovrà offrirgli un ambiente sereno e più familiare, creando un legame solido tra il gruppo e le qualità individuali.
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Spalletti vede margini notevoli anche in Zhegrova. Se riuscirà a completare alcuni aspetti del proprio gioco, ha detto il tecnico, l’attaccante potrà arrivare ai massimi livelli.
Il discorso su McKennie parte invece dalla sua versatilità. Alla Juventus è stata costruita una “zona Weston”, perché lo statunitense sa occupare praticamente ogni parte del terreno di gioco: può agire da mediano, centrocampista o trequartista. Spalletti lo ha descritto come una persona autentica e ricca di esperienze, capace di lasciare qualcosa a ciascun allenatore incontrato.
Una stagione senza rifugi
Il prossimo campionato, nella prospettiva dell’allenatore, sarà una prova per uomini forti. La squadra sta lavorando per puntare a traguardi importanti e non può affidarsi a scorciatoie o a una comoda zona di sicurezza: l’unico riferimento deve essere un destino di alto livello.
Nel rapporto con la dirigenza, Spalletti ha citato professionalità e fiducia reciproca. Con Giovanni Carnevali, ha raccontato, il legame comprende anche l’amicizia e gli abbracci; parole positive sono arrivate pure per Massara e Ottolini, considerati direttori competenti e affidabili.
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