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Sport 2 min di lettura1 ora fa

Quattro gol e nessuna vittoria: la rabbia di Alvini a Bergamo

Il tecnico del Frosinone applaude il coraggio mostrato contro l’Atalanta, ma individua negli errori difensivi il motivo del pareggio per 4-4.

Il Frosinone ha segnato quattro reti sul campo dell’Atalanta, ma è uscito da Bergamo con un pareggio che lascia Massimiliano Alvini tutt’altro che soddisfatto. La prestazione ha convinto il tecnico per intensità e atteggiamento, mentre il risultato alimenta il rimpianto per alcune disattenzioni nella gestione della partita.

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Il coraggio non basta ad Alvini

La squadra ciociara ha scelto di giocare a viso aperto, accettando duelli individuali contro avversari dotati di velocità e qualità tecnica. Una strategia che ha prodotto una gara ricca di gol, ma anche spazi che l’Atalanta è riuscita a sfruttare nei momenti decisivi.

Alvini ha riconosciuto il valore della prova, spiegando però che il 4-4 non può essere accolto con piena soddisfazione. “Venire a Bergamo facendo quattro gol senza vincerla mi provoca una rabbia folle”, ha detto il tecnico dopo il match, nonostante il saluto festoso rivolto ai tifosi al termine dell’incontro.


Errori difensivi da correggere

Secondo l’allenatore, il quarto gol subito è arrivato dopo una gestione sbagliata del possesso, mentre nell’azione della terza rete la marcatura del Frosinone è stata troppo permissiva. Gli errori non cancellano, tuttavia, la convinzione che il percorso verso la salvezza stia procedendo nella direzione corretta.

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Anche il gol del 4-4, realizzato dal difensore mancino finora impiegato poco, è stato accolto come un segnale positivo per il gruppo. Alvini ha sottolineato che la scelta tra Bracagli e Terzic passa in secondo piano rispetto al lavoro collettivo: ogni giocatore deve contribuire, correre e sostenere i compagni.


Prima l’identità, poi il modulo

Il tecnico ha inoltre respinto l’idea che l’identità della squadra dipenda soltanto dal numero di difensori schierati. Il Frosinone può difendere con una linea a quattro oppure a tre, ma deve mantenere gli stessi riferimenti e la stessa partecipazione in entrambe le fasi.

La squadra, ha spiegato Alvini, non vuole limitarsi ad attendere l’avversario: l’obiettivo è imporre ritmo e idee, attaccando e difendendo in modo compatto. Anche nella gara disputata due domeniche prima con la difesa a tre, il principio non era cambiato: determinare gli eventi, senza subirli.

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