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Sport 2 min di lettura27 min fa

Proteste e violenze, Abodi avverte: ascolto sì, vandalismi no

Il ministro per i Giovani difende il dialogo con chi è lontano dalle istituzioni, ma ribadisce il limite invalicabile della legalità.

Le proteste esplose in diverse città italiane preoccupano Andrea Abodi, ministro per i Giovani e lo Sport. L’esponente del governo riconosce la necessità di comprendere il malessere di una parte delle nuove generazioni, ma considera inaccettabile che il dissenso si trasformi in aggressioni, devastazioni o minacce.

Secondo Abodi, ascoltare non significa accettare qualsiasi comportamento. La risposta alle difficoltà dei ragazzi deve unire confronto e fermezza, senza confondere l’attenzione verso il disagio con la giustificazione della violenza.

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Il disagio non va ignorato

Il ministro ha spiegato che la delega ai Giovani, affidatagli dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, richiede innanzitutto un rapporto costante con chi non si sente rappresentato dalle istituzioni. L’obiettivo, ha sottolineato, è individuare le ragioni della distanza e accompagnarle con misure concrete, opportunità e strumenti utili a ricostruire fiducia nel futuro.

«Il dialogo non significa giustificare tutto, così come la fermezza non significa rinunciare all’ascolto: sono due responsabilità che devono procedere insieme», ha affermato Abodi. La sua posizione tiene quindi insieme l’apertura al confronto e il rispetto delle regole, considerate due elementi inseparabili dell’azione pubblica.


La violenza supera ogni limite

Di fronte ai saccheggi, ai danneggiamenti e alle minacce registrati durante alcune manifestazioni, il ministro ha escluso che simili condotte possano rappresentare una strada per le nuove generazioni. «Non si può costruire un futuro migliore saccheggiando, distruggendo, minacciando e attentando alla vita altrui», ha dichiarato, contestando anche l’uso di slogan ideologici che, a suo giudizio, possono essere strumentalizzati e abbandonati dopo le proteste.

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Abodi ha osservato che, quando vengono violati i diritti degli altri cittadini, il confine del dissenso viene superato. Ha inoltre espresso riconoscenza alle donne e agli uomini delle Forze dell’ordine impegnati a proteggere persone e città, anche mettendo a rischio la propria incolumità.


L’esperienza del ministro con i ragazzi

Nel corso degli ultimi quattro anni, Abodi ha raccontato di avere incontrato decine di migliaia di giovani, anche nei contesti segnati da maggiore fragilità. Da questi incontri, ha detto, è emerso il volto di ragazzi che chiedono risposte, partecipano, affrontano preoccupazioni e cercano di immaginare il proprio percorso.

Il ministro ha riconosciuto che delusione e rabbia possono far parte di questa esperienza, ma ha distinto tali sentimenti dagli atti vandalici. La condanna di chi converte il dissenso in violenza, ha concluso, deve essere «senza ambiguità», mentre alle istituzioni spetta il compito di continuare ad ascoltare e intervenire con risposte reali.

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