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Sport 3 min di lettura4 giorni fa

Pazienti critici, la sfida degli ospedali: riconoscere prima il peggioramento

Al congresso Siaarti il focus su allerta precoce, integrazione dei soccorsi, formazione e tecnologie per rendere più uniforme la gestione dell’emergenza.

Individuare rapidamente i segnali di aggravamento in una persona ricoverata può cambiare l’esito dell’assistenza, ma negli ospedali italiani i sistemi per farlo non sono ancora adottati con la stessa modalità. Il tema è al centro della giornata conclusiva del congresso dell’Area culturale Medicina critica dell’emergenza della Siaarti, in corso alla Città militare della Cecchignola di Roma.


Allerta precoce ancora disomogenea

Strumenti come gli early warning score, i Medical Emergency Team e i Rapid Response System sono già disponibili. La loro presenza, tuttavia, varia tra le strutture e l’organizzazione concreta degli interventi resta un elemento decisivo.

Elena Bignami, presidente Siaarti, ha ricordato che «Dobbiamo essere in grado di riconoscere per tempo quando le condizioni di un paziente ricoverato cominciano a peggiorare, prima che si arrivi a un’emergenza conclamata». Secondo l’ultima rilevazione nazionale citata, realizzata alcuni anni fa dal Policlinico di Milano e dall’Università degli studi di Milano, un Medical Emergency Team era operativo in circa sei ospedali su dieci, con differenze rilevanti tra il Nord e il resto del Paese.


La terapia intensiva parte prima

Nel congresso viene sottolineato che l’intervento dell’anestesista-rianimatore non dovrebbe iniziare soltanto quando il paziente entra in rianimazione. La valutazione del rischio e il supporto clinico sono importanti anche nelle fasi che precedono il trasferimento in terapia intensiva.

Andrea Bruni, responsabile della Sezione Siaarti Medicina critica e dell’emergenza intraospedaliera, ha spiegato che «Dobbiamo portare la cultura della terapia intensiva al letto del paziente, prima che sia il paziente ad arrivare in terapia intensiva». Il percorso del malato grave, inoltre, comincia già fuori dall’ospedale: giudizio sulla severità del quadro, prime cure e scelta della destinazione influenzano la successiva presa in carico.


Soccorsi più collegati tra loro

Una sessione è dedicata al rapporto tra Centrale Operativa, 118, elisoccorso e ospedali. Tra gli argomenti figurano l’interoperabilità dei dati e la centralizzazione dei traumi, con l’obiettivo di ridurre le discontinuità tra la fase territoriale e quella ospedaliera.

Sara Borga, responsabile della Sezione Siaarti Medicina critica e dell’emergenza extraospedaliera, ha indicato come priorità una crescita più uniforme del sistema, oggi caratterizzato da modelli assistenziali e assetti organizzativi differenti. La continuità dovrebbe coinvolgere soccorso territoriale, centrale operativa, trasporto aereo sanitario e strutture di cura.

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Formazione e tecnologia entrano in campo

Il programma affronta anche gli aspetti umani della gestione dell’emergenza: decisioni prese sotto pressione, comunicazione tra operatori e centrale, consapevolezza della situazione e analisi successiva degli interventi. Sul piano tecnologico si discute invece dell’uso dell’intelligenza artificiale nella formazione, della realtà aumentata durante il volo sanitario e del trasferimento delle informazioni tra centrale operativa e Pronto soccorso.

Sono previste esercitazioni su procedure complesse, simulazioni di maxi-emergenze e attività dedicate all’organizzazione sanitaria dei grandi eventi. Il congresso comprende anche una prova in campo-tende, pensata per riprodurre le condizioni di una missione all’estero, oltre a workshop su stroke, coma traumatico, emergenze ostetrico-ginecologiche, infezioni e sepsi.


Un percorso unico per il paziente

Davide Colombo, responsabile dell’Area culturale medicina critica dell’emergenza di Siaarti e responsabile scientifico del congresso, ha evidenziato la necessità di considerare insieme territorio, ospedale, organizzazione, professionisti e strumenti tecnologici. Il paziente critico attraversa infatti ambienti diversi, ma la cura dovrebbe essere progettata come un percorso unitario.

A chiudere i lavori è l’impegno indicato da Giacomo Grasselli, vicepresidente Siaarti e presidente eletto 2028-2030, a rafforzare nei prossimi anni il ruolo dell’anestesista-rianimatore attraverso formazione, ricerca e modelli operativi condivisi.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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