Pato, il tumore e il ritorno al Milan: cosa gli ha promesso Cardinale
L’ex attaccante rossonero ha raccontato la malattia da bambino, il legame con Ancelotti e le sue idee sul futuro del club e del calcio.
Un intervento chirurgico arrivato in tempo gli ha permesso di conservare il braccio e inseguire il sogno di diventare calciatore. Alexandre Pato ha ripercorso la propria storia al Festival dello Sport, alternando ricordi dolorosi, aneddoti del Milan e una previsione sul futuro dei rossoneri.
La promessa ricevuta da Cardinale
Pato continua a seguire il Milan e, pur riconoscendo che il club e il calcio sono molto cambiati, mantiene fiducia nella possibilità di rivedere la squadra ai vertici. Ha raccontato di aver parlato con Gerry Cardinale tre giorni prima dell’intervista: il proprietario gli avrebbe assicurato di voler insistere fino a conquistare ogni trofeo.
L’ex attaccante ha ammesso che per i tifosi, compreso lui, aspettare non è semplice. Secondo Pato, l’obiettivo condiviso è tornare a vincere il prima possibile. Tra i giocatori attuali ha indicato Christian Pulisic come uno degli elementi più importanti, soprattutto per il coraggio con cui cerca il pallone e attacca gli avversari, dopo aver superato gli infortuni.
Leao e Modric, due rimpianti
Parlando dei calciatori nei quali si riconosce, Pato ha citato Rafael Leao. L’ex rossonero ha espresso dispiacere per la sua partenza e ne ha sottolineato le qualità, augurandosi che possa continuare a fare bene nella nuova squadra. Per il Milan, invece, ha indicato la qualificazione alla prossima Champions League come traguardo da ritrovare.
Il brasiliano ha anche scherzato sul rendimento di Luka Modric. Guardandolo giocare insieme alla moglie Rebecca, ha detto di averle chiesto il permesso di tornare in campo. Pato spera che il centrocampista croato possa restare ancora a lungo a Milano e mostrare per molto tempo il proprio livello.
Gattuso, Beckham e i maestri
Tra gli ex compagni, il ricordo più vivace riguarda Gennaro Gattuso. Nello spogliatoio esisteva un tavolo riservato ai brasiliani e il centrocampista lo chiamava ironicamente “il resto del mondo”. Pato ha raccontato di aver tentato uno scherzo, prima di essere afferrato per i capelli e richiamato al rispetto.
Nella sua memoria ci sono anche la disciplina di Cafu, che si allenava quando gli altri erano già tornati a casa, e l’esempio di Paolo Maldini. David Beckham, invece, rappresentò per lui un modello anche oltre il campo: Pato ha ricordato di aver annusato il profumo lasciato nell’armadietto dell’inglese e di aver iniziato a usare lo stesso. In seguito i due sono diventati amici.
Il sogno nato prima dei rossoneri
Pato ha rievocato anche il rapporto con Alessandro Del Piero, che da ammiratore è diventato un amico. Ancora ragazzo, durante un soggiorno a Torino, cercò la sua abitazione per chiedergli una fotografia; Del Piero lo invitò poi a mangiare e pagò il conto. Ancora oggi, ha spiegato Pato, prova a imitarne l’eleganza.
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L’approdo al Milan arrivò quando aveva 18 anni. Aveva ricevuto altre proposte, ma scelse i rossoneri perché erano reduci dalla vittoria in Champions League, avevano una forte presenza brasiliana e potevano contare su Ronaldo. A convincerlo contribuì anche un dettaglio personale: era la squadra con cui giocava alla console.
Dalla malattia alla nuova carriera
Da bambino Pato scoprì di avere un tumore osseo. La sua famiglia non disponeva del denaro necessario per l’operazione e, secondo il racconto dell’ex calciatore, entro un mese avrebbe rischiato di perdere il braccio. Il medico Paulo Roberto Mussi decise di intervenire senza chiedere un compenso, dopo aver visto alcuni filmati in cui il ragazzo giocava a calcio. “Non ti preoccupare, faccio tutto io”, gli avrebbe detto.
Pato tornò a giocare persino con il gesso. A 16 anni, con i primi guadagni del calcio, mantenne inoltre una promessa fatta ai genitori: acquistò la casa situata di fronte a quella del medico che lo aveva operato.
Dopo il ritiro, il brasiliano ha scelto di avvicinarsi alla gestione sportiva. È diventato proprietario del Northampton Town, club della quarta serie inglese, dopo tre anni di studi e corsi dedicati al settore. Non pensa per ora a fare l’allenatore: immagina piuttosto un futuro da dirigente e crede che la società possa arrivare un giorno in Champions League.
Ancelotti come figura paterna
Nel primo periodo al Milan, Pato fu accolto e seguito da molti brasiliani della squadra. Frequentava le case di Cafu, Emerson e Kaká, mentre Ronaldo gli pose una scelta simbolica tra il percorso di Kaká e il proprio. Il giovane attaccante, ancora inesperto, lasciò che fossero gli altri a decidere quale strada indicargli.
Carlo Ancelotti occupa però un posto speciale nei suoi ricordi. Pato lo ha descritto come una figura paterna, sempre presente e ancora oggi in contatto con lui. Il primo giorno, l’allenatore lo accompagnò davanti al gruppo e fece in modo che ogni giocatore lo salutasse: un gesto semplice, ma decisivo per farlo sentire rispettato.
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