Chivu mette in campo 200 occasioni per i giovani talenti
L’allenatore dell’Inter sostiene un progetto tra Italia e Romania e ripercorre le esperienze che hanno formato il suo carattere, dalla perdita del padre alla fascia dell’Ajax.
Duecento giovani calciatori, distribuiti in parti uguali tra Italia e Romania, potranno accedere a una valutazione sostenuta da Cristian Chivu attraverso FUTNET. L’iniziativa racconta l’impegno dell’allenatore dell’Inter per offrire occasioni concrete a chi sogna di entrare nel calcio, ma si lega anche alla sua storia personale e ai valori appresi durante la crescita.
Un aiuto concreto ai nuovi talenti
Il progetto prevede 200 valutazioni per giocatori emergenti: 100 riservate a ragazzi italiani e altrettante destinate a giovani romeni. L’obiettivo è accompagnare e individuare nuovi prospetti, mettendo a disposizione uno strumento utile per chi cerca di costruirsi un percorso nel mondo del pallone.
Chivu ha scelto di sostenere l’iniziativa ricordando il legame con entrambi i Paesi che hanno segnato la sua vita. Nato a Reșița, in Romania, ha poi sviluppato gran parte della sua carriera professionistica in Europa, fino ad arrivare all’Inter e al successo nel triplete.
Dalla fascia dell’Ajax alla panchina
Prima dell’esperienza italiana, Chivu aveva conquistato un ruolo di grande responsabilità all’Ajax, diventando il più giovane capitano nella storia del club. La fascia, oltre al valore simbolico, contribuì a rafforzare la fiducia nelle sue capacità e il suo modo di guidare i compagni. «Essere capitano dell’Ajax è un onore, indipendentemente dall’età», ha raccontato.
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Oggi quella stessa attenzione alla formazione si riflette nel sostegno ai calciatori più giovani. Nel corso del suo racconto a FUTNET, l’allenatore ha presentato il progetto come un modo per restituire opportunità a ragazzi italiani e romeni, due realtà alle quali è particolarmente legato.
La promessa nata dal dolore
La determinazione di Chivu affonda le radici in un episodio drammatico. Nel 1998, quando aveva 17 anni, morì suo padre Mircea, che lo aveva seguito e allenato con severità. Il giorno dopo il lutto, il giovane Cristian tornò in campo, trasformando quel momento in un impegno destinato a orientare il resto della sua vita.
«È una promessa fatta a mio padre, è una promessa fatta a me stesso», ha spiegato Chivu. Essendo l’unico figlio maschio, sentì anche la responsabilità di occuparsi della madre e della sorella. Dal padre aveva ricevuto lezioni legate ai valori, all’autonomia e alla disciplina: elementi che, secondo il suo racconto, contribuirono alla sua maturazione e alla crescita della sua autostima.
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