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Sport 2 min di lettura2 ore fa

Olimpiadi 2036, Abodi frena: prima serve una candidatura credibile

Il ministro invita a chiarire ruoli e finanziamenti prima di chiudere il dossier e avviare ufficialmente la corsa ai Giochi.

La candidatura italiana per i Giochi olimpici e paralimpici del 2036 non può essere presentata senza una preparazione adeguata e concrete possibilità di successo. Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, ha indicato nel 2029 l’anno della decisione, sottolineando però la necessità di definire in tempi brevi un dossier e di confrontarsi prima con tutti i soggetti coinvolti.

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Abodi chiede un confronto preliminare

Secondo il ministro, il primo passo dovrebbe essere un incontro per stabilire responsabilità, disponibilità economiche e percorso comune. «Prima di parlarne sia opportuno incontrarci e vedere come poter costruire una candidatura vincente», ha affermato Abodi a margine dell’evento “Le Sfide”, organizzato nella sede di Acen a Napoli da Spin Factor.

La procedura, ha spiegato, va avviata scegliendo il momento più adatto e dopo aver chiarito quali risorse mettere in campo. Il riferimento temporale è ravvicinato: entro poche settimane dovrà essere completato necessariamente un dossier.


La soglia di successo diventa decisiva

Abodi ha escluso l’idea di partecipare alla selezione senza una prospettiva concreta. «Non siamo nella condizione, per come ci siamo abituati negli ultimi anni, di candidarci senza avere una buona percentuale di successo», ha detto il ministro durante la seconda e ultima giornata dell’iniziativa.

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La scelta della sede per il 2036 sarà effettuata nel 2029. Per questo, secondo Abodi, la questione deve entrare nell’agenda istituzionale: il tema è sempre attuale, ma richiede risposte solide e affidabili prima di trasformarsi in una candidatura ufficiale.


Un progetto per trasformare le città

La candidatura non riguarderebbe soltanto l’organizzazione delle competizioni. Il ministro ha ricordato che i dossier olimpici e paralimpici possono diventare strumenti di cambiamento per le città interessate.

Un eventuale progetto dovrebbe quindi essere costruito insieme al Coni, al governo nazionale e alle amministrazioni dei territori. La definizione degli impegni e il coordinamento tra questi livelli saranno determinanti per stabilire se esistono le condizioni per una proposta italiana competitiva.

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