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Sport 3 min di lettura16 ott

Nicola e il Venezia, niente magie: la salvezza passa dall’equilibrio

Il nuovo tecnico riparte dalla sfida con il Napoli e chiede alla squadra flessibilità, intensità e consapevolezza per cambiare passo.

Davide Nicola non si presenta come un salvatore miracoloso, ma come un allenatore chiamato a rimettere ordine e concretezza nel percorso del Venezia. Il tecnico, scelto dopo l’esonero di Giovanni Stroppa, avrà subito un banco di prova impegnativo: la partita contro il Napoli.

La sua ricetta parte da tre elementi: leggerezza, applicazione e misura. «La parola chiave è equilibrio», ha spiegato Nicola durante la presentazione, sottolineando la necessità di valorizzare quanto già costruito senza rinunciare a introdurre nuove soluzioni.

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La salvezza senza formule magiche

Nicola ha respinto l’etichetta di specialista delle permanenze in Serie A. «Non mi definisco il mago di nulla, nemmeno delle salvezze», ha detto, chiarendo di voler lavorare attraverso organizzazione, obiettivi e conoscenza del gruppo. A suo giudizio, il Venezia possiede qualità che devono ancora trasformarsi in risultati più continui.

Il nuovo allenatore ritiene che una certa identità fosse già presente, ma non abbastanza efficace per raggiungere i traguardi fissati. La priorità sarà quindi comprendere rapidamente le caratteristiche dei giocatori e individuare il modo migliore per renderli competitivi, soprattutto in una categoria dove nulla viene concesso.


Un gruppo da conoscere in fretta

Dopo appena due giorni di lavoro, Nicola ha evitato giudizi definitivi sulla rosa. Ha però trovato calciatori seri e rispettosi, scelti dalla società anche per le loro qualità umane oltre che per quelle tecniche e tattiche. Il compito dell’allenatore sarà offrire loro nuove interpretazioni e accompagnarli in un percorso definito difficile e molto impegnativo.

La rosa, secondo il tecnico, è stata allestita con giocatori dalle caratteristiche differenti anche nello stesso ruolo. Questa varietà può permettere al Venezia di cambiare lettura della gara senza perdere equilibrio. Nicola ha indicato flessibilità, intensità, sperimentazione ed emozione come concetti nei quali si riconosce maggiormente.


Il modulo non è un dogma

La possibilità di proseguire con il 3-5-2 non è stata esclusa, ma Nicola non vuole legare il lavoro a un’unica struttura tattica. In Serie A, ha osservato, le squadre possono modificare più volte il proprio assetto anche durante la stessa partita.

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Per questo il tecnico preferisce parlare di adattabilità invece che di tempi necessari per cambiare. La disponibilità mostrata dai giocatori nei primi allenamenti gli ha dato una prima indicazione positiva, anche se la conoscenza autentica della squadra arriverà soltanto attraverso il lavoro quotidiano e le partite.


Antonelli difende il progetto

Accanto a Nicola, il direttore sportivo Filippo Antonelli ha spiegato le ragioni della scelta societaria. L’addio a Stroppa, ha precisato, è stato valutato con attenzione dopo i passi indietro registrati contro Fiorentina e Atalanta, e non è nato da una reazione immediata. La società ha indicato nell’esperienza e nel percorso di Nicola due elementi decisivi, guardando soprattutto alle esigenze attuali della squadra.

Antonelli ha inoltre ringraziato Stroppa e il suo staff per il contributo dato alla promozione in Serie A, definita una pagina destinata a restare nella storia del club. Il direttore sportivo ha confermato che il progetto continuerà oltre il risultato della singola partita, citando anche il rinnovo di Yeboah come segnale della volontà di proseguire il percorso.


Difesa e carattere, le priorità

Sul lavoro da fare dopo i gol subiti, Nicola ha richiamato due presupposti: una direzione chiara da parte del club e la consapevolezza che nessun obiettivo venga regalato. La permanenza nella massima serie dovrà essere conquistata attraverso prestazioni, continuità e capacità di reagire quando le cose non funzionano.

Nel subentro, ha aggiunto, si procede seguendo le urgenze e cercando una metodologia utile a invertire la tendenza. Il primo passo sarà dunque capire come rendere il Venezia più competitivo; da quel momento, il lavoro sulla squadra non potrà considerarsi concluso.

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