Napoli, De Laurentiis respinge 2,2 miliardi: ecco perché
Il presidente azzurro racconta la proposta arrivata da Matt Rizzetta e spiega quale sarebbe la sua preferenza in caso di futura cessione
Aurelio De Laurentiis ha scelto di non cedere il Napoli, nonostante una proposta da 2 miliardi e 200 milioni di euro. L’offerta sarebbe arrivata da Matt Rizzetta, imprenditore italo-americano e presidente della squadra di basket di Napoli, per conto di alcuni fondi statunitensi.
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L’offerta e il nodo della gestione
Secondo il racconto di De Laurentiis, il piano prevedeva il versamento immediato di una parte della somma al momento della firma e il pagamento del resto nell’arco di tre anni. L’accordo, però, avrebbe comportato l’uscita progressiva dell’attuale proprietario dalla gestione del club.
«Ho ricevuto un’offerta di 2 miliardi e 200 milioni per cedere il Napoli da Matt Rizzetta», ha spiegato De Laurentiis durante l’intervista. Il presidente ha poi chiarito che, nel progetto dei potenziali acquirenti, il suo ruolo si sarebbe ridimensionato fino a trasformarsi in quello di presidente onorario. È stato questo, secondo la sua ricostruzione, il punto decisivo per il rifiuto.
De Laurentiis teme per il lavoro svolto
A pesare sulla scelta non sarebbe stata soltanto la perdita del controllo operativo. De Laurentiis ha sostenuto di volere garanzie sul futuro del percorso costruito nei 22 anni alla guida del Napoli e sulle conseguenze che un cambio di proprietà avrebbe potuto avere per il club.
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«Quali garanzie mi date che il lavoro di 22 anni non vada a ramengo?», ha raccontato di avere domandato ai rappresentanti dell’offerta. Il presidente ha collegato questa responsabilità al rapporto con Napoli, con la Campania e con una tifoseria stimata in 83 milioni di persone nel mondo occidentale.
La preferenza per un acquirente napoletano
Per il momento, dunque, De Laurentiis non intende vendere la società. La sua posizione, tuttavia, lascia aperta un’ipotesi per il futuro: qualora decidesse di cedere il Napoli, preferirebbe affidarlo a un imprenditore napoletano invece che a un investitore americano.
La motivazione riguarda soprattutto la conoscenza del territorio e dei rapporti quotidiani necessari per gestire il club. «Se dovessi farlo preferirei comunque vendere a un napoletano piuttosto che a un americano», ha affermato, spiegando che chi vive quei luoghi conoscerebbe meglio la città e le persone con cui confrontarsi ogni giorno.
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