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Sport 3 min di lettura4 giorni fa

Montella e il caso Turchia: perché l’esonero non è arrivato

Il ct italiano si prepara alla doppia sfida con l’Italia e spiega i motivi della fiducia ricevuta dalla federazione, tra obiettivi in Nations League, elogio per Donnarumma e giudizio su Yildiz.

Vincenzo Montella arriva alla sfida con l’Italia con addosso emozione e fiducia, ma anche con un obiettivo molto concreto: la Turchia vuole chiudere il girone di Nations League nelle prime due posizioni. Il commissario tecnico, che affronterà due volte gli Azzurri durante la sosta, ha raccontato di aspettarsi due partite molto bilanciate e ha ammesso che per lui sarà un incrocio speciale.

Nel corso dell’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, l’allenatore ha anche spiegato perché, dopo i Mondiali, la sua avventura non si è interrotta. La federazione, secondo il suo racconto, ha scelto di guardare al percorso complessivo e non soltanto alle ultime due gare, valutando il lavoro svolto nel tempo.


La sfida con gli Azzurri e l’obiettivo dei

Montella ha detto che avrebbe preferito affrontare qualsiasi altra nazionale, ma non l’Italia, soprattutto non due volte in pochi giorni. Per lui, però, il doppio confronto resta affascinante e molto delicato: si aspetta equilibrio e spera in due gare combattute.

Il traguardo della Turchia è chiaro: arrivare almeno seconda nel girone per centrare i quarti di finale di Nations League. Il ct non ha nascosto l’idea che la sua squadra debba misurarsi con avversari di livello per capire davvero la propria crescita.

Parlando degli Azzurri, ha indicato in Gianluigi Donnarumma il giocatore più difficile da superare. Su di lui si è espresso senza esitazioni: segnare al portiere del Paris Saint-Germain, ha spiegato, è un’impresa complicata.


Yildiz, i paragoni e una crescita ancora aperta

Il tema più delicato tocca invece Kenan Yildiz. Montella ha risposto alle domande sul suo ruolo dicendo che il talento c’è, così come le qualità per diventare un giocatore di primissimo piano. Secondo il ct, però, il turco non è ancora un classico numero 10 e la sua evoluzione è ancora in corso.

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Per rendere il concetto ha richiamato un precedente noto del calcio italiano: all’inizio della carriera di Alessandro Del Piero, ha ricordato, si moltiplicavano i confronti con Roberto Baggio. Da qui la sua previsione: Yildiz può diventare uno dei migliori al mondo, anche partendo dalla fascia e spostandosi verso zone più interne del campo.

Montella ha aggiunto che con il passare del tempo i giocatori cambiano ruolo e caratteristiche. Per questo, ha spiegato, un giovane come Yildiz può trasformarsi senza dover restare incasellato in una definizione rigida.


Perché la federazione ha scelto di aspettare

Sul capitolo più scomodo, quello dell’esonero mancato, Montella ha ammesso che dopo i Mondiali qualcosa poteva anche cambiare. I risultati, ha osservato, non sono stati all’altezza, anche se nelle prestazioni si poteva intravedere un margine migliore. A suo giudizio, alla squadra è mancata soprattutto concretezza sotto porta, a partire dalle prime due partite della rassegna.

L’allenatore, però, ha rivendicato anche i passi avanti compiuti con la Turchia. Ha ricordato la vittoria in Germania dopo 70 anni, il passaggio degli Europei superato da primo posto, la qualificazione al Mondiale dopo 24 anni e l’ingresso per la prima volta nella Serie A di Nations League.

Da qui la lettura che dà della fiducia ricevuta: la federazione, secondo Montella, non ha giudicato soltanto due incontri, ma l’intero progetto. In Turchia, ha concluso, si lavora su una programmazione di lungo periodo e si investe molto nello sport, in un Paese che considera giovane e in forte sviluppo.

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