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Sport 2 min di lettura23 set

Milan, Cardinale accelera: Krosche in cima per guidare il progetto

L’area sportiva rossonera può cambiare volto con il dirigente dell’Eintracht Francoforte, profilo stimato per esperienza, risultati e capacità di generare plusvalenze.

Krosche si è costruito una reputazione fortissima soprattutto sul mercato in uscita, diventando una figura di riferimento in Bundesliga per le plusvalenze. I casi più evidenti sono quelli di Kolo Muani e Marmoush, arrivati a costo zero e poi ceduti a 95 e 75 milioni rispettivamente a PSG e Manchester City. Anche Ekitike ha garantito un incasso enorme, passando dal PSG al Liverpool per 95 milioni dopo un acquisto superiore ai 30. A questi si aggiunge Pacho, preso dall’Anversa per 13 milioni e rivenduto al PSG per 40.


Un dirigente molto più libero di prima

Alla scorsa estate, però, la posizione dell’Eintracht Francoforte sembrava granitica. Mathias Beck, presidente del club e del consiglio di sorveglianza, aveva spiegato alla BILD che non risultavano contatti da parte del Milan e aveva ribadito che il dirigente sarebbe rimasto a Francoforte almeno fino al 2028, data di scadenza del contratto. In quel momento, dunque, l’ipotesi rossonera restava sullo sfondo. Oggi lo scenario appare meno rigido: i rapporti con la tifoseria non sono più solidi come un tempo e Krosche potrebbe guardare con maggiore apertura a una nuova tappa professionale.


Perché il Milan guarda a lui

Il nome di Markus Krosche è tornato in primo piano dopo il dietrofront nella trattativa con Ralf Rangnick. Da allora è diventato il candidato più concreto per il ruolo di Head of Football, figura che Gerry Cardinale vuole inserire per rafforzare una struttura dirigenziale di livello mondiale. La pista non era allora in uno stato così avanzato, ma ora la scelta sembra più matura e il dirigente tedesco appare in pole.

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La carriera che spiega tutto

Prima di entrare nei quadri societari, Krosche ha avuto una lunga esperienza da centrocampista: è cresciuto nel settore giovanile del Werder Brema ed è poi diventato un simbolo del Paderborn. Appesi gli scarpini al chiodo, ha iniziato ad allenare la seconda squadra del club e, in seguito, ha seguito Roger Schmidt al Bayer Leverkusen. Lì è rimasto meno di due anni, fino all’esonero arrivato nel marzo 2017. Tornato al Paderborn come direttore sportivo, ha riportato la squadra dalla terza serie alla Bundesliga.


I risultati che pesano sul dossier

Nel 2019 è stato scelto dall’RB Lipsia per raccogliere l’eredità di Rangnick e con quel club ha raggiunto la semifinale di Champions League nel 2021, prima di lasciare con un anno di anticipo rispetto alla scadenza. Poi l’approdo all’Eintracht Francoforte, dove in quattro stagioni ha messo insieme l’Europa League del 2022 e il terzo posto del 2025, confermandosi come un dirigente capace di coniugare risultati e valorizzazione dei calciatori.

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